Veglia di preghiera per le vocazioni: “cari giovani, ritagliatevi uno spazio di spiritualità”

“Cari giovani, tra poco meno di due mesi avranno inizio le vacanze estive: ritagliatevi uno spazio per una forte esperienza di carattere spirituale”. È questo l’appello che il vescovo di Cremona mons. Dante Lafranconi ha lanciato durante la veglia di preghiera per le vocazioni che si è svolta nella serata di lunedì 26 aprile nella chiesa monastica di San Sigismondo a Cremona

La veglia, caratterizzata dall’adorazione eucaristica, è stata animata dalle monache domenicane e da don Graziano Ghisolfi che ha diretta l’assemblea, composta da molti religiosi, religiose, laici adulti, ma anche da diversi giovani, provenienti soprattutto dalle parrocchie di città.

Accanto al presule, in presbiterio, don Marco D’Agostino, responsabile del Centro Diocesano Vocazioni e i tre diaconi prossimi al presbiterato: don Gabriele Barbieri di Vailate, don Pierluigi Fontana di Vicomoscano e don Gabriele Mainardi di Cumignano sul Naviglio.

Mons. Lafranconi nella sua riflessione ha commentato i tre verbi principali contenuti nel brano evangelico di Giovanni che narra dalla chiamata dei primi discepoli del Battista e del dialogo tra Gesù e Natanaele.

“L’evangelista – ha spiegato il presule – prima di tutto sottolinea il verbo “cercare”. Non è facile cercare: c’è tanta gente che preferisce cercare sempre, come se il trovare comportasse la scelta di un’unica strada e la contemporanea chiusura di altre vie d’uscita. A volte non troviamo perchè abbiamo paura di perdere la nostra libertà”.

Il secondo verbo sottolineato da mons. Lafranconi è “vedere”: “Cristo invita i discepoli di Giovanni ad andare a vedere, a calarsi cioè nell’esperienza. Cio è possibile se impariamo ad uscire da noi stessi. Senza un’esperienza forte di comunione con il Signore è impossibile “vederlo!”. Facciamo tanti campi scuola, mettiamo in piedi tante iniziative di carità, ma poche proposte spirituali. Cari giovani fra due mesi iniziano le vacanze, guai a voi se le concluderete senza aver fatto un’esperienza forte di carattere spirituale”.

L’ultimo verbo analizzato da mons. Lafranconi è stato “abbiamo trovato”. “I discepoli non immaginavano minimamente di trovare il Messia. La meraviglia li porta a raccontare. Quanto è importante raccontare le nostre esperienze spirituali. Non dobbiamo aver paura di metterle in comune. Il racconto può suscitare negli altri il desiderio di cercare”.

Mons. Lafranconi ha concluso il suo intervento sottolineando l’importanza di conoscere la propria vocazione, ovvero il disegno che Dio pone nel cuore di ogni persona: “Se lasciamo agire il Signore nella nostra vita, se seguiamo l’ìspirazione che ha seminato nella nostra coscienza noi vedremo cose ben più grandi e ben più belle di quelle che ora contempliamo, è ciò che Gesù ha promesso a Natanaele nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato”.

(fonte: www.diocesidicremona.it)

Sulle orme di don Primo Mazzolari

Bozzolo (MN) – Si è svolto ieri, 22 aprile, l’incontro dei seminaristi della Lombardia nel paese dove per molti anni ha vissuto e operato don Primo Mazzolari. Per dare significato a quest’anno sacerdotale i vescovi della Lombardia hanno deciso di creare un opportunità di incontro, dialogo e riflessione su questa importante figura di sacerdote cremonese a tutti i seminaristi che attualmente studiano e si preparano per vivere l’affascinante incarico di guida e pastore delle comunità cristiane.

La giornata è iniziata a Bozzolo con la celebrazione della S. Messa nella chiesa parrocchiale presieduta da Mons. Dante Lafranconi vescovo di Cremona e subito dopo la visita alla fondazione Mazzolari.

Tutti i seminaristi si sono poi spostati a Cremona presso il Seminario Vescovile per il momento del pranzo. Dopo una veloce visita agli ambienti ha fatto seguito il convegno su don Mazzolari che ha avuto come ospiti e relatori: don Andrea Foglia, docente di Sacra Scrittura presso gli Studi Teologici Riuniti di Cremona, Crema, Lodi e Vigevano, don Saverio Xeres, docente di storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e don Bruno Bignami, docente di Teologia Morale presso gli studi teologici, nonché vice-rettore del Seminario di Cremona e Presidente della Fondazione Mazzolari.

La tematica è consistita in un excursus storico circa la situazione ecclesiale al tempo di don Primo Mazzolari per poi concentrarsi sulla sua figura in modo particolareggiato. Si è parlato quindi dell’intricata situazione del periodo modernista e di tutta la serie di problematiche con le quali don Primo dovette confrontarsi da sacerdote fedele, obbediente alla propria coscienza, obbediente al Vangelo e assolutamente capace di leggere i “segni dei tempi” che solo dopo il Concilio Vaticano II inizieranno a mettere radici all’interno della Chiesa.

La giornata si è conclusa con una visita alla Cattedrale di Cremona dove i seminaristi hanno potuto godere della visione appagante dell’arte cremonese e anche essere guidati dalla sapiente voce di Mons. Ruggero Zucchelli, Rettore e Parroco della Cattedrale. Subito dopo la celebrazione del Vespro presieduta da Mons. Mario Delpini, Vescovo ausiliare di Milano e Delegato Episcopale per i seminari della Lombardia.

Preghiera per il Santo Padre Benedetto XVI

Il Seminario di Cremona, questa sera ha svolto servizio in Cattedrale per S. Messa presieduta dal vescovo in occasione dell’anniversario di elezione al soglio pontificio di Papa Benedetto XVI. L’evento ha coinvolto tutta la diocesi. Nelle diverse zone infatti si è svolta la medesima celebrazione; si è voluto dare  quindi un segno ben preciso di preghiera prima di tutto, ma anche di vicinanza al Sommo Pontefice proprio in questo momento difficile che la Chiesa sta attraversando.

La preghiera per il Santo Padre e per la Chiesa tuttavia continua in Seminario con un’iniziativa penitenziale. Pur essendo finita la quaresima si è deciso di prolungare il digiuno e la preghiera per tutti i venerdì del tempo pasquale. Tutto avrà inizio alle ore 19.25 con la preghiera del Vespro e l’esposizione eucaristica; a seguire l’adorazione continuata fino alle 21.30 dove vi sarà la reposizione a seguito della preghiera di Compieta, conclusiva della giornata.

Giornata di studio sulla Presbyterorum Ordinis

Si è tenuta oggi presso il Seminario Vescovile di Lodi, sede degli Studi Teologici riuniti, la tradizionale giornata di studio. Si tratta un’iniziativa seminariale che ogni anno coinvolge i seminaristi di Cremona, Lodi, Crema e Vigevano nell’approfondimento di uno dei documenti del Concilio Vaticano II.

La scelta quest’anno è caduta sul decreto Presbyterorum Ordinis, proprio sulla scia dell’anno sacerdotale che si sta avviando verso la sua conclusione.

Il Convegno ha visto partecipare come relatori il Prof. Don Andrea Foglia, docente di Storia della Chiesa presso lo studentato, il quale ha presentato una panoramica storica molto accurata circa la situazione del clero prima del Concilio svelando in modo particolare tutto quel sottofondo di innovazione e quel desiderio di cambiamento che giunse al culmine proprio negli anni del concilio.

Subito dopo è intervenuto il Prof. don Paolo Arienti, docente di Ecclesiologia, il quale invece ha mostrato una panoramica più specifica sul documento conciliare, mettendone in luce gli aspetti teologici e dottrinali più significativi, innovativi e nel contempo attuali.

Nel pomeriggio la conclusione della giornata è stata affidata alla splendida testimonianza di un sacerdote della diocesi di Lodi, il quale in virtù della sua concreta esperienza di quegli anni ha fornito, anche  con una pennellata di umorismo, il racconto del suo personale vissuto di quegli anni e dell’entusiasmo e delle aspettative nutrite nei confronti della Chiesa.

Il seminario di Cremona augura a tutti un felice e santo Natale 2009

Per noi soffrirà, per noi morirà, risorgerà mostrandoci un saggio del premio che ci aspetta, salirà in cielo alla presenza dei discepoli, ritornerà dal cielo per il giudizio. Colui che era adagiato nella mangiatoia è divenuto debole ma non ha perduto la sua potenza: assunse ciò che non era ma rimase ciò che era. Ecco, abbiamo davanti il Cristo bambino: cresciamo insieme con lui.

(S. Agostino, Discorso 196, 3)

La debolezza dei bravi giovani di oggi: la paura delle scelte definitive

I Vescovi lombardi nella recente nota La sfida della fede: il primo annuncio affermano:

“Non si può essere liberi che al prezzo di volere quello che si fa e così disporre di se stessi. Questo oggi non è facile. L’adolescenza appare un tempo dilazionato, rinviato, sembra che non sia mai in grado di decidere”. A questi interminabili adolescenti i nostri Vescovi vorrebbero porre accanto adulti “che aiutano a scegliere e a decidersi”. Ma anche “esempi e pratiche di vita che siano capaci di introdurre all’esperienza che l’esistenza ha valore se si sceglie, tra molte possibilità, quella che ti dà un volto e un futuro. Poiché solo così si costruisce la propria identità”.

Stavolta non parliamo dei bulli e dei disagi di tanti giovani che si lasciano andare a una vita sregolata. Proviamo a parlare dei giovani bravi, di quelli potenzialmente chiamati al sacerdozio, di quelli che frequentano e partecipano attivamente alla vita ecclesiale (non di quelli rinchiusi in patologie o in cammini distanti dalla fede).

Oggi i giovani sono più istruiti di un tempo, più ricchi di esperienze (anche positive) e più liberi di anticipare svariate forme di autonomia (hanno precocemente le chiavi di casa, hanno una vita affettiva molto più disinibita, sono apparentemente molto autonomi perché hanno più soldi in tasca, l’automobile, ecc.).

Oggi i giovani sembrano più fragili psichicamente per affrontare scelte che impegnano-legano il proprio futuro: hanno paura di sbagliare, non sanno adattarsi a situazioni non preventivabili e che consentono esiti e forme non secondo le proprie aspettative…

Di fatto i giovani anche quando sono impegnati in parrocchia o nel volontariato sembrano ripiegati sul presente e continuano a rimandare le scelte riguardo al loro stato di vita (matrimonio, sacerdozio o consacrazione).

Quali le ragioni? Senza alcuna pretesa di essere esaustivi ecco alcune idee.

I tanti piccoli legami. Come il gigante Gulliver era stato legato dai piccoli abitanti di Lilliput attraverso numerosissime fragili e sottili cordicelle che però lo tenevano imbrigliato… così i giovani di oggi sembrano ingabbiati da tanti piccoli legami e ricatti, anche affettivi, anche familiari… e amicali oltre che di comodo (talvolta non si sa rinunciare a qualche comodità di troppo).

La confusione dei modelli. Oggi si è bersagliati da personaggi che confondono perché si vantano del male… si tratta di modelli diseducativi. Anche chi ha una vita corretta, di impegno nell’oratorio, di famiglia coerente… di fatto si trova molestato da messaggi contraddittori che nell’intimo scavano ferite e inquietudini.

Il percepire il peso del giudizio degli altri. I giovani evidenziano il bisogno di essere apprezzati, visti e dunque considerati… Esisti se ti guardano: pensiamo alla vasta gamma di internet (blog, facebook…) oppure alla rilevanza data al proprio look (vestiti, pettinature, tatuaggi, ecc.): ognuno è proteso alla ricerca della propria identità, ma essa oggi viene fatta dipendere dal giudizio degli altri… che spesso si basa su ciò che appare.

Un’educazione che attutisce troppo gli inevitabili strappi che comportano la vita adulta e ogni decisione importante. In altre parole non si vuole rinunciare a nulla… ma questo conduce alla paralisi delle decisioni: non si riesce a decidersi per nulla. Pensiamo ad un’educazione che rende i genitori taxisti dei figli: essi fanno di tutto… occorre accompagnarli ovunque… appunto perché non li si abitua a scegliere ma solo ad ammassare e consumare tutte le esperienze positive che il mercato propone. Si pensa di essere estremamente liberi perché si riescono a fare tante cose e in realtà ci si costruisce come persone non capaci di scegliere. Da giovani si diventa incapaci di esercitare la libertà di scegliere come spendere la propria vita. Un’educazione dimezzata che anche quando sa educare a grandi valori (come quello della fede) non sa allenare alla fortezza, non sa far fare esercizi per imparare a resistere nelle difficoltà, a metabolizzare il fallimento, a restare fermi nelle proprie decisioni anche se smentiti e offesi dalle vicende della vita. Una volta si andava militare e per tre mesi non si tornava a casa (e non vi erano cellulare e telefoni… ma solo qualche sporadica lettera): in ogni caso era uno strappo dal cordone ombelicale, un rito di passaggio all’età adulta (anche con pericoli notevoli). Oggi questa iniziazione a reggere situazioni nuove e disagiate e prolungate… non c’è più.

Le famiglie sembrano non accorgersi, ma in realtà i genitori con la loro carica di affetto (e solo in certi casi di sensi di colpa per cui compensano i figli per far tacere qualche propria colpa) non favoriscono l’autonomia psichica e affettiva dei giovani. Essi stanno così bene in una casa dove si trovano protetti e serviti come fossero dei principini che non hanno più il coraggio di spiccare il volo. Talvolta questi legami evolvono in ricatti affettivi; specialmente le mamme mostrano il loro dispiacere per la partenza del figlio, per i sacrifici a cui è costretto da una vocazione come quella sacerdotale… E creano nei figli assurdi sensi di colpa. Ma un amore genitoriale che chiede ai figli un tale risarcimento è ancora amore, o forse è possesso? Ricordiamo il libro di Osvaldo Poli, Mamme che amano troppo. Per non crescere piccoli tiranni e figli bamboccioni (ed. San Paolo 2009).

E i nostri processi educativi ecclesiali favoriscono la formazione di persone psichicamente robuste e capaci di scelte impegnative? O anche noi senza accorgerci cresciamo dei giovani bamboccioni? La domanda è difficile. In qualche caso sembra che anche l’appartenenza alla propria realtà ecclesiale sia un legame che impedisce la generosità del seguire la chiamata del Signore. I nostri ambienti hanno bisogno di persone servizievoli e fidate… che però restano funzionali al sistema… ed esse non crescono, restano col cordone ombelicale attaccato, senza vivere un reale servizio ecclesiale. Fuori ci si sente spaesati, confusi… c’è una sorta di campanilismo, di chiusura nel recinto della propria parrocchia-aggregazione che non favorisce l’ardore del lasciare e partire in risposta alla chiamata del Signore ma solo l’auto-gratificazione del proprio ruolo.

Una fede debole. Siamo giunti alla questione cruciale su cui convergono le altre. Alcuni giovani ammettono che nonostante il tanto impegno in oratorio, nonostante i segni di vocazione sacerdotale che riconoscono nella loro vita… non si sono strutturati adeguatamente nella fede, cioè nel rapporto personale con il Signore. E dunque non sanno trovare il coraggio di lasciare e abbandonare… per seguire il Signore.

Anche la nostra Chiesa cremonese, attraverso le recenti Linee per un progetto di pastorale giovanile e oratorio. Che cerate? Venite e vedete chiede di insistere sulla dimensione vocazionale dei processi educativi che come Chiesa vogliamo intraprendere.

Per esempio dove si parla delle coordinate essenziali del progetto e in particolare degli obiettivi e contenuti (4.2.1.) si afferma: “poter maturare la propria vocazione cristiana, come realizzazione autentica di sé e missione dentro un contesto più ampio…”.

E in modo ancora più esplicito (5.1): “Come ricorda il Sinodo diocesano, tutta la pastorale giovanile racchiude in sé un nucleo: il servizio alla scoperta della vocazione cristiana di tutti i giovani…”.

“L’esperienza giovanile… è il luogo della domanda vocazionale: anche se i tempi delle decisioni definitive di vita si dilatano, soprattutto per ragioni sociali, culturali ed economiche, il mondo giovanile vive il confronto con il futuro in termini di risorsa e problema, dubbio, ansia e sogno. Qui la proposta cristiana può dischiudere orizzonti di speranza e di fiducia significativi, facendo maturare nei giovani un’esperienza spirituale adeguata. La radicazione nel mistero del Signore Gesù e la condivisione con la comunità cristiana sono gli elementi imprescindibili in cui si innesta l’orizzonte vocazionale: il cammino verso il matrimonio, nella maturazione degli affetti; l’apertura a particolari forme di consacrazione; la chiamata al sacerdozio; specifiche intuizioni di servizio e di missionarietà che costituiscono ricchezze sempre grandi per tutta la Chiesa”.

Sono prospettive alte, impegnative. Esse chiedono di essere incarnate in iniziative concrete, in gesti di accompagnamento, in incoraggiamenti chiari. Occorre seminare. Occorre aver fiducia in Dio che chiama ancora questi giovani… e stimare questi giovani come capaci di dare la loro libera risposta. Ma occorre anche non tirarsi indietro dal dovere di migliorare la proposta educativa e formativa.

Qui si colloca anche la collaborazione che come Seminario (preti e seminaristi) e Centro Diocesano Vocazioni vogliamo offrire agli oratori e ai ragazzi per il loro discernimento.

L’anno sacerdotale può essere un’occasione di testimonianza e di annuncio della bellezza e grazia che è la vita sacerdotale. Troppi giovani forse non hanno capito la bellezza e la grazia di avere la vocazione al sacerdozio. Forse anche noi preti non riusciamo a mettere nel loro cuore una sana invidia nei nostri confronti che li porti a valutare se Dio chiama anche loro al ministero.

don Enrico Trevisi – Rettore del S.V. di Cremona

Don Bruno Bignami nuovo presidente della Fondazione Mazzolari

Don Bruno Bignami, vice-rettore del Seminario di Cremona è stato da qualche giorno nominato Presidente della Fondazione don Primo Mazzolari. L’annuncio è stato dato qualche sera fa dal Rettore don Enrico Trevisi a tutta la comunità che ha reagito con un fragoroso applauso al neo-presidente.

Don Bruno da tempo è impegnato nello studio approfondito degli scritti di Mazzolari, il quale è stato anche oggetto di discussione della sua tesi di laurea in Teologia morale.

La comunità del seminario si complimenta con lui e gli augura un felice proseguimento anche in questo nuovo incarico al quale è stato chiamato.