Un saluto ai nostri diaconi

Lunedì sera la comunità si è riunita in un momento di festa iniziato con una celebrazione solenne del Vespro, presieduto dal Rettore don Enrico Trevisi, per il tradizionale “saluto ai diaconi”. Si tratta di un momento che ogni anno si ripete nel quale i seminaristi festeggiano i diaconi che sono in procinto di partire per la settimana di esercizi spirituali che precede la loro ordinazione sacerdotale.

Quest’anno il saluto è stato rivolto a don Gabriele Barbieri originario di Vailate, don Gabriele Mainardi di Cumignano sul Naviglio e don Pierluigi Fontana di Vicomoscano. I nostri tre candidati al sacerdozio saranno infatti ordinati presbiteri per l’imposizione delle mani del Vescovo Dante Lafranconi sabato 12 giugno 2010 alle ore 17.00 presso la Cattedrale di Cremona.

Come sempre è un invito per tutta la diocesi a riflettere sul delicato tema della vocazione al sacerdozio ma anche un momento di festa e di ringraziamento per Cremona che si arricchisce di tre nuovi preti.

I tre diaconi partiranno per gli esercizi, assieme al direttore spirituale Don Primo Margini, domenica 6 giugno per ritornare nella serata del venerdì 11 giugno.

Per coloro che lo desiderassero alla fine del seguente articolo sarà possibile lasciare un messaggio augurale ai preti novelli.

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Un migliaio di ministranti al Santuario di Caravaggio

Erano circa un migliaio i ministranti che si sono presentati accompagnati dai loro sacerdoti presso il Santuario di Caravaggio nella giornata di ieri.

L’iniziativa è stata voluta dal Centro diocesano vocazioni in collaborazione con la FOCr e l’organizzazione del Santuario in occasione del centenario dell’apparizione della Madonna a Giannetta.

La giornata è iniziata con l’accoglienza dei gruppi e la consegna di alcuni gadgets all’ingresso, poi è seguita la visione di un filmato con il messaggio del Vescovo Dante e subito dopo la S. Messa presieduta da Don Marco D’Agostino, vicerettore del seminario.

Nel pomeriggio vi è stato un momento di gioco animato dalla presenza di vari stand preparati dai seminaristi e uno spettacolo di animazione. Tutto si è concluso intorno alle 15.30 con la recita della preghiera conclusiva.

Si è trattato di un momento bello per i ragazzi e bambini della nostra diocesi, voluto non solo per onorare la Beata Vergine di Caravaggio ma anche per rendere partecipi di questa festa i numerosi ragazzi che nelle nostre parrocchie ogni domenica rendono più bella la liturgia con il loro generoso servizio.

Significativo è stato l’intervento del Vescovo il quale ha invitato tutti a riflettere sul senso e sul significato profondo di ciò che compiono quando si presentano all’altare per la messa, affinché per qualcuno un giorno si possa auspicare il passaggio da “ministrante a ministro”.

Giornata del Rosario perpetuo in Seminario

Con l’incontro dei gruppi di preghiera “Rosario Perpetuo” e “Fortes in Fide”, svoltosi nel pomeriggio di domenica 25 aprile, ha preso inizio la settimana vocazionale, caratterizzata da diversi eventi di carattere spirituale e formativo a cura dal Centro diocesano vocazioni diretto da don Marco D’Agostino.

Le porte del Seminario si sono aperte intorno alle 14 per accogliere centinaia di uomini e donne che tutti i giorni, in ogni parte della diocesi, pregano per i seminaristi.

Intorno alle 15, dopo la recita del Rosario, è intervenuto mons. Lafranconi che, ringraziando i diversi gruppi presenti per la loro preghiera assidua, ha anche annunciato che nel mese di giugno giungeranno in diocesi le reliquie di S. Margherita Maria Alocoque, l’apostola del Sacro Cuore. Questa preziosa “presenza” caratterizzerà le celebrazioni diocesane conclusive dell’Anno Sacerdotale che Papa Benedetto terminerà proprio nella solennità del Sacro Cuore, giornata di santificazione dei presbiteri.

All’intervento del Vescovo è seguita la Santa Messa, che è stata presieduta dal vicerettore del Seminario don Marco D’Agostino e animata dalla Schola Cantorum di Persico Dosimo. Presenti anche i diaconi che nel prossimo giugno verranno ordinati sacerdoti: don Gabiele Barbieri di Vailate, don Pierluigi Fontana di Vicomoscano e don Gabriele Mainardi di Cumignano sul Naviglio.

Dopo un momento di festa e di beneficenza, nel salone Bonomelli i seminaristi, insieme ad alcuni studenti del liceo paritario classico e scientifico “Vida”, hanno messo in scena lo spettacolo teatrale “Pane e olive” dedicato alla figura di San Filippo Neri. Alle 21 la replica dello spettacolo per i giovani e le famiglie della città.

(fonte: www.diocesidicremona.it)

Veglia di preghiera per le vocazioni: “cari giovani, ritagliatevi uno spazio di spiritualità”

“Cari giovani, tra poco meno di due mesi avranno inizio le vacanze estive: ritagliatevi uno spazio per una forte esperienza di carattere spirituale”. È questo l’appello che il vescovo di Cremona mons. Dante Lafranconi ha lanciato durante la veglia di preghiera per le vocazioni che si è svolta nella serata di lunedì 26 aprile nella chiesa monastica di San Sigismondo a Cremona

La veglia, caratterizzata dall’adorazione eucaristica, è stata animata dalle monache domenicane e da don Graziano Ghisolfi che ha diretta l’assemblea, composta da molti religiosi, religiose, laici adulti, ma anche da diversi giovani, provenienti soprattutto dalle parrocchie di città.

Accanto al presule, in presbiterio, don Marco D’Agostino, responsabile del Centro Diocesano Vocazioni e i tre diaconi prossimi al presbiterato: don Gabriele Barbieri di Vailate, don Pierluigi Fontana di Vicomoscano e don Gabriele Mainardi di Cumignano sul Naviglio.

Mons. Lafranconi nella sua riflessione ha commentato i tre verbi principali contenuti nel brano evangelico di Giovanni che narra dalla chiamata dei primi discepoli del Battista e del dialogo tra Gesù e Natanaele.

“L’evangelista – ha spiegato il presule – prima di tutto sottolinea il verbo “cercare”. Non è facile cercare: c’è tanta gente che preferisce cercare sempre, come se il trovare comportasse la scelta di un’unica strada e la contemporanea chiusura di altre vie d’uscita. A volte non troviamo perchè abbiamo paura di perdere la nostra libertà”.

Il secondo verbo sottolineato da mons. Lafranconi è “vedere”: “Cristo invita i discepoli di Giovanni ad andare a vedere, a calarsi cioè nell’esperienza. Cio è possibile se impariamo ad uscire da noi stessi. Senza un’esperienza forte di comunione con il Signore è impossibile “vederlo!”. Facciamo tanti campi scuola, mettiamo in piedi tante iniziative di carità, ma poche proposte spirituali. Cari giovani fra due mesi iniziano le vacanze, guai a voi se le concluderete senza aver fatto un’esperienza forte di carattere spirituale”.

L’ultimo verbo analizzato da mons. Lafranconi è stato “abbiamo trovato”. “I discepoli non immaginavano minimamente di trovare il Messia. La meraviglia li porta a raccontare. Quanto è importante raccontare le nostre esperienze spirituali. Non dobbiamo aver paura di metterle in comune. Il racconto può suscitare negli altri il desiderio di cercare”.

Mons. Lafranconi ha concluso il suo intervento sottolineando l’importanza di conoscere la propria vocazione, ovvero il disegno che Dio pone nel cuore di ogni persona: “Se lasciamo agire il Signore nella nostra vita, se seguiamo l’ìspirazione che ha seminato nella nostra coscienza noi vedremo cose ben più grandi e ben più belle di quelle che ora contempliamo, è ciò che Gesù ha promesso a Natanaele nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato”.

(fonte: www.diocesidicremona.it)

La debolezza dei bravi giovani di oggi: la paura delle scelte definitive

I Vescovi lombardi nella recente nota La sfida della fede: il primo annuncio affermano:

“Non si può essere liberi che al prezzo di volere quello che si fa e così disporre di se stessi. Questo oggi non è facile. L’adolescenza appare un tempo dilazionato, rinviato, sembra che non sia mai in grado di decidere”. A questi interminabili adolescenti i nostri Vescovi vorrebbero porre accanto adulti “che aiutano a scegliere e a decidersi”. Ma anche “esempi e pratiche di vita che siano capaci di introdurre all’esperienza che l’esistenza ha valore se si sceglie, tra molte possibilità, quella che ti dà un volto e un futuro. Poiché solo così si costruisce la propria identità”.

Stavolta non parliamo dei bulli e dei disagi di tanti giovani che si lasciano andare a una vita sregolata. Proviamo a parlare dei giovani bravi, di quelli potenzialmente chiamati al sacerdozio, di quelli che frequentano e partecipano attivamente alla vita ecclesiale (non di quelli rinchiusi in patologie o in cammini distanti dalla fede).

Oggi i giovani sono più istruiti di un tempo, più ricchi di esperienze (anche positive) e più liberi di anticipare svariate forme di autonomia (hanno precocemente le chiavi di casa, hanno una vita affettiva molto più disinibita, sono apparentemente molto autonomi perché hanno più soldi in tasca, l’automobile, ecc.).

Oggi i giovani sembrano più fragili psichicamente per affrontare scelte che impegnano-legano il proprio futuro: hanno paura di sbagliare, non sanno adattarsi a situazioni non preventivabili e che consentono esiti e forme non secondo le proprie aspettative…

Di fatto i giovani anche quando sono impegnati in parrocchia o nel volontariato sembrano ripiegati sul presente e continuano a rimandare le scelte riguardo al loro stato di vita (matrimonio, sacerdozio o consacrazione).

Quali le ragioni? Senza alcuna pretesa di essere esaustivi ecco alcune idee.

I tanti piccoli legami. Come il gigante Gulliver era stato legato dai piccoli abitanti di Lilliput attraverso numerosissime fragili e sottili cordicelle che però lo tenevano imbrigliato… così i giovani di oggi sembrano ingabbiati da tanti piccoli legami e ricatti, anche affettivi, anche familiari… e amicali oltre che di comodo (talvolta non si sa rinunciare a qualche comodità di troppo).

La confusione dei modelli. Oggi si è bersagliati da personaggi che confondono perché si vantano del male… si tratta di modelli diseducativi. Anche chi ha una vita corretta, di impegno nell’oratorio, di famiglia coerente… di fatto si trova molestato da messaggi contraddittori che nell’intimo scavano ferite e inquietudini.

Il percepire il peso del giudizio degli altri. I giovani evidenziano il bisogno di essere apprezzati, visti e dunque considerati… Esisti se ti guardano: pensiamo alla vasta gamma di internet (blog, facebook…) oppure alla rilevanza data al proprio look (vestiti, pettinature, tatuaggi, ecc.): ognuno è proteso alla ricerca della propria identità, ma essa oggi viene fatta dipendere dal giudizio degli altri… che spesso si basa su ciò che appare.

Un’educazione che attutisce troppo gli inevitabili strappi che comportano la vita adulta e ogni decisione importante. In altre parole non si vuole rinunciare a nulla… ma questo conduce alla paralisi delle decisioni: non si riesce a decidersi per nulla. Pensiamo ad un’educazione che rende i genitori taxisti dei figli: essi fanno di tutto… occorre accompagnarli ovunque… appunto perché non li si abitua a scegliere ma solo ad ammassare e consumare tutte le esperienze positive che il mercato propone. Si pensa di essere estremamente liberi perché si riescono a fare tante cose e in realtà ci si costruisce come persone non capaci di scegliere. Da giovani si diventa incapaci di esercitare la libertà di scegliere come spendere la propria vita. Un’educazione dimezzata che anche quando sa educare a grandi valori (come quello della fede) non sa allenare alla fortezza, non sa far fare esercizi per imparare a resistere nelle difficoltà, a metabolizzare il fallimento, a restare fermi nelle proprie decisioni anche se smentiti e offesi dalle vicende della vita. Una volta si andava militare e per tre mesi non si tornava a casa (e non vi erano cellulare e telefoni… ma solo qualche sporadica lettera): in ogni caso era uno strappo dal cordone ombelicale, un rito di passaggio all’età adulta (anche con pericoli notevoli). Oggi questa iniziazione a reggere situazioni nuove e disagiate e prolungate… non c’è più.

Le famiglie sembrano non accorgersi, ma in realtà i genitori con la loro carica di affetto (e solo in certi casi di sensi di colpa per cui compensano i figli per far tacere qualche propria colpa) non favoriscono l’autonomia psichica e affettiva dei giovani. Essi stanno così bene in una casa dove si trovano protetti e serviti come fossero dei principini che non hanno più il coraggio di spiccare il volo. Talvolta questi legami evolvono in ricatti affettivi; specialmente le mamme mostrano il loro dispiacere per la partenza del figlio, per i sacrifici a cui è costretto da una vocazione come quella sacerdotale… E creano nei figli assurdi sensi di colpa. Ma un amore genitoriale che chiede ai figli un tale risarcimento è ancora amore, o forse è possesso? Ricordiamo il libro di Osvaldo Poli, Mamme che amano troppo. Per non crescere piccoli tiranni e figli bamboccioni (ed. San Paolo 2009).

E i nostri processi educativi ecclesiali favoriscono la formazione di persone psichicamente robuste e capaci di scelte impegnative? O anche noi senza accorgerci cresciamo dei giovani bamboccioni? La domanda è difficile. In qualche caso sembra che anche l’appartenenza alla propria realtà ecclesiale sia un legame che impedisce la generosità del seguire la chiamata del Signore. I nostri ambienti hanno bisogno di persone servizievoli e fidate… che però restano funzionali al sistema… ed esse non crescono, restano col cordone ombelicale attaccato, senza vivere un reale servizio ecclesiale. Fuori ci si sente spaesati, confusi… c’è una sorta di campanilismo, di chiusura nel recinto della propria parrocchia-aggregazione che non favorisce l’ardore del lasciare e partire in risposta alla chiamata del Signore ma solo l’auto-gratificazione del proprio ruolo.

Una fede debole. Siamo giunti alla questione cruciale su cui convergono le altre. Alcuni giovani ammettono che nonostante il tanto impegno in oratorio, nonostante i segni di vocazione sacerdotale che riconoscono nella loro vita… non si sono strutturati adeguatamente nella fede, cioè nel rapporto personale con il Signore. E dunque non sanno trovare il coraggio di lasciare e abbandonare… per seguire il Signore.

Anche la nostra Chiesa cremonese, attraverso le recenti Linee per un progetto di pastorale giovanile e oratorio. Che cerate? Venite e vedete chiede di insistere sulla dimensione vocazionale dei processi educativi che come Chiesa vogliamo intraprendere.

Per esempio dove si parla delle coordinate essenziali del progetto e in particolare degli obiettivi e contenuti (4.2.1.) si afferma: “poter maturare la propria vocazione cristiana, come realizzazione autentica di sé e missione dentro un contesto più ampio…”.

E in modo ancora più esplicito (5.1): “Come ricorda il Sinodo diocesano, tutta la pastorale giovanile racchiude in sé un nucleo: il servizio alla scoperta della vocazione cristiana di tutti i giovani…”.

“L’esperienza giovanile… è il luogo della domanda vocazionale: anche se i tempi delle decisioni definitive di vita si dilatano, soprattutto per ragioni sociali, culturali ed economiche, il mondo giovanile vive il confronto con il futuro in termini di risorsa e problema, dubbio, ansia e sogno. Qui la proposta cristiana può dischiudere orizzonti di speranza e di fiducia significativi, facendo maturare nei giovani un’esperienza spirituale adeguata. La radicazione nel mistero del Signore Gesù e la condivisione con la comunità cristiana sono gli elementi imprescindibili in cui si innesta l’orizzonte vocazionale: il cammino verso il matrimonio, nella maturazione degli affetti; l’apertura a particolari forme di consacrazione; la chiamata al sacerdozio; specifiche intuizioni di servizio e di missionarietà che costituiscono ricchezze sempre grandi per tutta la Chiesa”.

Sono prospettive alte, impegnative. Esse chiedono di essere incarnate in iniziative concrete, in gesti di accompagnamento, in incoraggiamenti chiari. Occorre seminare. Occorre aver fiducia in Dio che chiama ancora questi giovani… e stimare questi giovani come capaci di dare la loro libera risposta. Ma occorre anche non tirarsi indietro dal dovere di migliorare la proposta educativa e formativa.

Qui si colloca anche la collaborazione che come Seminario (preti e seminaristi) e Centro Diocesano Vocazioni vogliamo offrire agli oratori e ai ragazzi per il loro discernimento.

L’anno sacerdotale può essere un’occasione di testimonianza e di annuncio della bellezza e grazia che è la vita sacerdotale. Troppi giovani forse non hanno capito la bellezza e la grazia di avere la vocazione al sacerdozio. Forse anche noi preti non riusciamo a mettere nel loro cuore una sana invidia nei nostri confronti che li porti a valutare se Dio chiama anche loro al ministero.

don Enrico Trevisi – Rettore del S.V. di Cremona