Due giorni di festa

rosariantiLa ripresa delle vacanze pasquali è stata fulminea per la comunità del seminario. Sabato 25 aprile si è tenuta infatti la tradizionale giornata delle Rosarianti e dei Fortes in fide.

Nel primo pomeriggio, in seminario, sono giunte rosarianti da tutta la diocesi venute per condividere con i seminaristi un momento di preghiera per le vocazioni sacerdotali.

La festa è iniziata alle 14.00 con la preghiera del Rosario e la celebrazione della S.Messa presieduta dal Rettore don Enrico Trevisi e subito dopo vi è stata la prima del Musical “La città delle genti” realizzato dai seminaristi e dagli studenti del Liceo classico e scientifico “M.G.Vida”.

Lo spettacolo è stato poi replicato la domenica seguente per tutti i ragazzi degli oratori della nostra diocesi.

Il desiderio di scrivere qualche impressione su come si è svolta questa bellissima esperienza è grande ma in questo piccolo spazio vorrei pubblicare la testimonianza di Marta, una nostra speciale spettatrice e amica del seminario che da oggi collaborerà con il nostro blog con lo pseudonimo di “Gambadilegno“.

musical1Marta è una ragazza affetta da una malattia che la costringe a vivere le sue giornate su una sedia a rotelle, ma ha una grande voglia di vivere e una grande passione per la cultura. Quando gli abbiamo proposto di collaborare con il nostro blog ha iniziato a sprizzare gioia da tutti i pori. Ieri sera lei era presente al nostro spettacolo e gli abbiamo chiesto di scriverci un articolo con le sue impressioni a riguardo e, con grande tempestività eccolo pronto per essere condiviso con tutti i nostri visitatori:

A teatro con l’Apostolo delle genti

Domenica 26 aprile, alle ore ventuno, ho incontrato l’apostolo delle genti.
L’ho incontrato grazie alla rappresentazione scenica che si è tenuta al Seminario Vescovile di Cremona.
Andare in Seminario mi piace sempre. E’ una festa, una gioia pura, sincera, perché non entri in un’istituzione severa e triste, in un piccolo mondo a parte, ma sei magicamente accolto in una grande famiglia colma di persone simpatiche, sorridenti, gentili che ti fanno sentire a casa tua, anche se la tua casa è altrove.
Ho avuto anche il privilegio di giungere prima che iniziasse lo spettacolo. Di potermi confondere, senza essere troppo notata, fra attori, tecnici di scena e tutti quei membri che sono necessari per l’ottimo svolgimento di una rappresentazione. Persone quasi invisibili, ma senza le quali nulla funziona e sta in piedi. Avevo la sensazione di essere stata catapultata in un laborioso alveare che, di momento in momento, andava sempre più veloce. Si ricordavano, tutti, di avere ancora qualcosa da fare, da sistemare, da completare.
Interessanti anche le metamorfosi che prendevano forma sotto i miei occhi curiosi. I ragazzi in jeans e maglione si trasformavano in antichi abitanti di Roma: il soldato, il senatore, il servitore … ma anche le ragazze non erano da meno: la matrona che affittava le stanze, la figlia del soldato e le numerose danzatrici.
A questo punto una spiegazione e d’obbligo per non creare inutili fraintendimenti.
Il sacerdozio non è permesso alle donne e le giovani presenti sulla scena sono studentesse (insieme a dei loro compagni di classe ) del liceo classico “M.G. Vida” che ha sede nel vasto edificio del Seminario.
Molto significativo questo connubio. Il liceo non è semplicemente ospitato nei locali del Seminario, ma il Seminario e la scuola superiore sono due realtà vive che collaborano insieme proficuamente; e i seminaristi non sono un gruppetto sparuto di isolazionisti amanti della quiete e della solitudine, ma dei giovani che, con una marcia in più, scelgono di stare nel mondo.
Suspense … Le luci si spengono e in una sala affollatissima di gente, che fa fatica a trattenere l’emozione, inizia la rappresentazione teatrale.
“La città delle genti” si ispira a Saulo di Tarso. Non è una trattazione pedissequa e didascalica del vissuto dell’ apostolo, ma la narrazione coinvolgente dell’ultimo tratto di strada compiuto da Paolo, ormai sospeso tra esistenza e morte, che vive già nel ricordo dei primi cristiani circondato da una aureola di messianica leggenda.
Senza ombra di dubbio gli attori e i ballerini, non essendo professionisti e giostrando la loro preparazione su ritagli di tempo, sono riusciti a dare il meglio di sé. Magistrale , poi, l’interpretazione di Matteo Alberti nel ruolo del senatore. Figura a tutto tondo ha rappresentato efficacemente il politico che caparbiamente vuole continuare a credere negli dei di Roma stando ben attento a non lasciarsi contaminare dalla nuova religione.
L’uccisione di Paolo mette a nudo le sue certezze. Esse vacillano paurosamente e nell’ ultimo monologo, dove il vocabolo “capita” assume il ritmo di una poesia cadenzata, il grande uomo rimane soffocato dalla sua stessa pochezza. Non ha fatto altro che affrettare la morte di un altro uomo che credeva di conoscere e di cui, invece, non sapeva intimamente nulla.
“La città delle genti” è una rappresentazione teatrale di cui, con vero piacere, si chiederebbe un bis senza il minimo sforzo.
Si alzi ancora il sipario …

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