Il seminario di Cremona augura a tutti un felice e santo Natale 2009

Per noi soffrirà, per noi morirà, risorgerà mostrandoci un saggio del premio che ci aspetta, salirà in cielo alla presenza dei discepoli, ritornerà dal cielo per il giudizio. Colui che era adagiato nella mangiatoia è divenuto debole ma non ha perduto la sua potenza: assunse ciò che non era ma rimase ciò che era. Ecco, abbiamo davanti il Cristo bambino: cresciamo insieme con lui.

(S. Agostino, Discorso 196, 3)

Annunci

La debolezza dei bravi giovani di oggi: la paura delle scelte definitive

I Vescovi lombardi nella recente nota La sfida della fede: il primo annuncio affermano:

“Non si può essere liberi che al prezzo di volere quello che si fa e così disporre di se stessi. Questo oggi non è facile. L’adolescenza appare un tempo dilazionato, rinviato, sembra che non sia mai in grado di decidere”. A questi interminabili adolescenti i nostri Vescovi vorrebbero porre accanto adulti “che aiutano a scegliere e a decidersi”. Ma anche “esempi e pratiche di vita che siano capaci di introdurre all’esperienza che l’esistenza ha valore se si sceglie, tra molte possibilità, quella che ti dà un volto e un futuro. Poiché solo così si costruisce la propria identità”.

Stavolta non parliamo dei bulli e dei disagi di tanti giovani che si lasciano andare a una vita sregolata. Proviamo a parlare dei giovani bravi, di quelli potenzialmente chiamati al sacerdozio, di quelli che frequentano e partecipano attivamente alla vita ecclesiale (non di quelli rinchiusi in patologie o in cammini distanti dalla fede).

Oggi i giovani sono più istruiti di un tempo, più ricchi di esperienze (anche positive) e più liberi di anticipare svariate forme di autonomia (hanno precocemente le chiavi di casa, hanno una vita affettiva molto più disinibita, sono apparentemente molto autonomi perché hanno più soldi in tasca, l’automobile, ecc.).

Oggi i giovani sembrano più fragili psichicamente per affrontare scelte che impegnano-legano il proprio futuro: hanno paura di sbagliare, non sanno adattarsi a situazioni non preventivabili e che consentono esiti e forme non secondo le proprie aspettative…

Di fatto i giovani anche quando sono impegnati in parrocchia o nel volontariato sembrano ripiegati sul presente e continuano a rimandare le scelte riguardo al loro stato di vita (matrimonio, sacerdozio o consacrazione).

Quali le ragioni? Senza alcuna pretesa di essere esaustivi ecco alcune idee.

I tanti piccoli legami. Come il gigante Gulliver era stato legato dai piccoli abitanti di Lilliput attraverso numerosissime fragili e sottili cordicelle che però lo tenevano imbrigliato… così i giovani di oggi sembrano ingabbiati da tanti piccoli legami e ricatti, anche affettivi, anche familiari… e amicali oltre che di comodo (talvolta non si sa rinunciare a qualche comodità di troppo).

La confusione dei modelli. Oggi si è bersagliati da personaggi che confondono perché si vantano del male… si tratta di modelli diseducativi. Anche chi ha una vita corretta, di impegno nell’oratorio, di famiglia coerente… di fatto si trova molestato da messaggi contraddittori che nell’intimo scavano ferite e inquietudini.

Il percepire il peso del giudizio degli altri. I giovani evidenziano il bisogno di essere apprezzati, visti e dunque considerati… Esisti se ti guardano: pensiamo alla vasta gamma di internet (blog, facebook…) oppure alla rilevanza data al proprio look (vestiti, pettinature, tatuaggi, ecc.): ognuno è proteso alla ricerca della propria identità, ma essa oggi viene fatta dipendere dal giudizio degli altri… che spesso si basa su ciò che appare.

Un’educazione che attutisce troppo gli inevitabili strappi che comportano la vita adulta e ogni decisione importante. In altre parole non si vuole rinunciare a nulla… ma questo conduce alla paralisi delle decisioni: non si riesce a decidersi per nulla. Pensiamo ad un’educazione che rende i genitori taxisti dei figli: essi fanno di tutto… occorre accompagnarli ovunque… appunto perché non li si abitua a scegliere ma solo ad ammassare e consumare tutte le esperienze positive che il mercato propone. Si pensa di essere estremamente liberi perché si riescono a fare tante cose e in realtà ci si costruisce come persone non capaci di scegliere. Da giovani si diventa incapaci di esercitare la libertà di scegliere come spendere la propria vita. Un’educazione dimezzata che anche quando sa educare a grandi valori (come quello della fede) non sa allenare alla fortezza, non sa far fare esercizi per imparare a resistere nelle difficoltà, a metabolizzare il fallimento, a restare fermi nelle proprie decisioni anche se smentiti e offesi dalle vicende della vita. Una volta si andava militare e per tre mesi non si tornava a casa (e non vi erano cellulare e telefoni… ma solo qualche sporadica lettera): in ogni caso era uno strappo dal cordone ombelicale, un rito di passaggio all’età adulta (anche con pericoli notevoli). Oggi questa iniziazione a reggere situazioni nuove e disagiate e prolungate… non c’è più.

Le famiglie sembrano non accorgersi, ma in realtà i genitori con la loro carica di affetto (e solo in certi casi di sensi di colpa per cui compensano i figli per far tacere qualche propria colpa) non favoriscono l’autonomia psichica e affettiva dei giovani. Essi stanno così bene in una casa dove si trovano protetti e serviti come fossero dei principini che non hanno più il coraggio di spiccare il volo. Talvolta questi legami evolvono in ricatti affettivi; specialmente le mamme mostrano il loro dispiacere per la partenza del figlio, per i sacrifici a cui è costretto da una vocazione come quella sacerdotale… E creano nei figli assurdi sensi di colpa. Ma un amore genitoriale che chiede ai figli un tale risarcimento è ancora amore, o forse è possesso? Ricordiamo il libro di Osvaldo Poli, Mamme che amano troppo. Per non crescere piccoli tiranni e figli bamboccioni (ed. San Paolo 2009).

E i nostri processi educativi ecclesiali favoriscono la formazione di persone psichicamente robuste e capaci di scelte impegnative? O anche noi senza accorgerci cresciamo dei giovani bamboccioni? La domanda è difficile. In qualche caso sembra che anche l’appartenenza alla propria realtà ecclesiale sia un legame che impedisce la generosità del seguire la chiamata del Signore. I nostri ambienti hanno bisogno di persone servizievoli e fidate… che però restano funzionali al sistema… ed esse non crescono, restano col cordone ombelicale attaccato, senza vivere un reale servizio ecclesiale. Fuori ci si sente spaesati, confusi… c’è una sorta di campanilismo, di chiusura nel recinto della propria parrocchia-aggregazione che non favorisce l’ardore del lasciare e partire in risposta alla chiamata del Signore ma solo l’auto-gratificazione del proprio ruolo.

Una fede debole. Siamo giunti alla questione cruciale su cui convergono le altre. Alcuni giovani ammettono che nonostante il tanto impegno in oratorio, nonostante i segni di vocazione sacerdotale che riconoscono nella loro vita… non si sono strutturati adeguatamente nella fede, cioè nel rapporto personale con il Signore. E dunque non sanno trovare il coraggio di lasciare e abbandonare… per seguire il Signore.

Anche la nostra Chiesa cremonese, attraverso le recenti Linee per un progetto di pastorale giovanile e oratorio. Che cerate? Venite e vedete chiede di insistere sulla dimensione vocazionale dei processi educativi che come Chiesa vogliamo intraprendere.

Per esempio dove si parla delle coordinate essenziali del progetto e in particolare degli obiettivi e contenuti (4.2.1.) si afferma: “poter maturare la propria vocazione cristiana, come realizzazione autentica di sé e missione dentro un contesto più ampio…”.

E in modo ancora più esplicito (5.1): “Come ricorda il Sinodo diocesano, tutta la pastorale giovanile racchiude in sé un nucleo: il servizio alla scoperta della vocazione cristiana di tutti i giovani…”.

“L’esperienza giovanile… è il luogo della domanda vocazionale: anche se i tempi delle decisioni definitive di vita si dilatano, soprattutto per ragioni sociali, culturali ed economiche, il mondo giovanile vive il confronto con il futuro in termini di risorsa e problema, dubbio, ansia e sogno. Qui la proposta cristiana può dischiudere orizzonti di speranza e di fiducia significativi, facendo maturare nei giovani un’esperienza spirituale adeguata. La radicazione nel mistero del Signore Gesù e la condivisione con la comunità cristiana sono gli elementi imprescindibili in cui si innesta l’orizzonte vocazionale: il cammino verso il matrimonio, nella maturazione degli affetti; l’apertura a particolari forme di consacrazione; la chiamata al sacerdozio; specifiche intuizioni di servizio e di missionarietà che costituiscono ricchezze sempre grandi per tutta la Chiesa”.

Sono prospettive alte, impegnative. Esse chiedono di essere incarnate in iniziative concrete, in gesti di accompagnamento, in incoraggiamenti chiari. Occorre seminare. Occorre aver fiducia in Dio che chiama ancora questi giovani… e stimare questi giovani come capaci di dare la loro libera risposta. Ma occorre anche non tirarsi indietro dal dovere di migliorare la proposta educativa e formativa.

Qui si colloca anche la collaborazione che come Seminario (preti e seminaristi) e Centro Diocesano Vocazioni vogliamo offrire agli oratori e ai ragazzi per il loro discernimento.

L’anno sacerdotale può essere un’occasione di testimonianza e di annuncio della bellezza e grazia che è la vita sacerdotale. Troppi giovani forse non hanno capito la bellezza e la grazia di avere la vocazione al sacerdozio. Forse anche noi preti non riusciamo a mettere nel loro cuore una sana invidia nei nostri confronti che li porti a valutare se Dio chiama anche loro al ministero.

don Enrico Trevisi – Rettore del S.V. di Cremona

Don Bruno Bignami nuovo presidente della Fondazione Mazzolari

Don Bruno Bignami, vice-rettore del Seminario di Cremona è stato da qualche giorno nominato Presidente della Fondazione don Primo Mazzolari. L’annuncio è stato dato qualche sera fa dal Rettore don Enrico Trevisi a tutta la comunità che ha reagito con un fragoroso applauso al neo-presidente.

Don Bruno da tempo è impegnato nello studio approfondito degli scritti di Mazzolari, il quale è stato anche oggetto di discussione della sua tesi di laurea in Teologia morale.

La comunità del seminario si complimenta con lui e gli augura un felice proseguimento anche in questo nuovo incarico al quale è stato chiamato.

Giornata dei genitori

Oggi si è tenuta in Seminario la tradizionale “giornata dei genitori“, un momento di incontro che il seminario riserva ogni anno con le famiglie dei seminaristi. La scansione della giornata è stata quella di sempre: incontro con il Rettore, S. Messa dell’immacolata, pranzo e recita del S. Rosario nel primo pomeriggio; ma quest’anno al di là degli schemi, abbiamo festeggiato un evento del tutto singolare: i trent’anni di permanenza presso la nostra comunità di don Primo Margini, il direttore spirituale.

La comunità dei seminaristi ha voluto ricordare l’importante servizio svolto in questi anni e gli ha mostrato tutto il suo affetto nella preghiera all’interno della S. Messa e, in modo concreto, mediante un piccolo dono consegnatogli alla fine della celebrazione Eucaristica.

Alla fine della giornata poi tutta la comunità si è spostata presso il Monastero di S. Giuseppe per celebrare la preghiera del vespro insieme alle monache domenicane. Oggi infatti ricorre il secondo anniversario del loro arrivo nella nostra città e come segno di vicinanza nella preghiera la comunità del seminario in diverse occasioni volentieri incontra le monache per qualche minuto di dialogo e qualche saluto… non potevamo mancare di certo oggi!

Novità del BLOG

Come avete notato, a parte questo simpatico effetto invernale, il blog ha qualche novità da proporre:  sempre per stare in tema con le innovazioni abbiamo aggiunto due funzioni.

ISCRIZIONE CON SERVIZIO MAIL –  Attraverso il modulo elettronico presente nel box a lato potrete inserire il vostro indirizzo mail e ricevere direttamente nella casella postale tutti gli articoli pubblicati sul blog. Questo servizio è utile soprattutto per coloro che non hanno tempo a sufficienza per collegarsi quotidianamente con noi. Per iscriversi è molto semplice, dopo aver inserito il vostro indirizzo e “clikkato” il tasto “iscrivimi” riceverete una mail di conferma iscrizione nella vostra casella. Basta digitare il link e sarete automaticamente iscritti al servizio e riceverete in tempo reale tutti i nuovi articoli.

Tuttavia è doveroso precisare da parte nostra che i vostri dati non saranno conservati sui nostri server ma dal servizio di “wordpress.com” che offre questa funzione, per questo motivo ci scusiamo anche del fatto che il servizio è in lingua inglese e non c’è traduzione italiana e nemmeno ci è possibile provvedere in merito.

SERVIZIO FOTO – Molti utenti già conoscono il famoso servizio offerto da “Flikr” ed è quasi inutile spiegarvi cosa sia; in ogni caso sempre nel box laterale potrete vedere alcune miniature delle ultime foto messe a disposizione per tutti gli utenti, per vederle integralmente digitate il link che vi indirizzerà all’album. In questo momento potete per esempio guardare tutte le foto scattate nel corso della serata di presentazione del libro di don Marco D’Agostino, Maurizio Galli, Uomo d’eccellenza.

PROSSIME NOVITA’ – Le innovazioni non sono finite:  nei prossimi giorni sarà possibile ricevere informazioni circa il nostro periodico Chiesa in cammino e in modo particolare, oltre alla possibilità di abbonarsi e riceverlo direttamente a casa in formato cartaceo, sarà possibile leggerlo direttamente  sul blog e salvare una copia in pdf da conservare sul proprio PC.

Nel frattempo vi auguriamo un buon cammino di avvento.

Maurizio Galli – Uomo d’eccellenza

Domani, mercoledì 02 dicembre, alle ore 18.30 presso il Seminario Vescovile di Cremona, verrà presentato il volume Maurizio Galli – uomo d’eccellenza.

Alla presenza del vescovo Mons. Dante Lafranconi e dell’autore don Marco D’agostino, la Comunità del Seminario è lieta di rendere omaggio con questa serata ad un uomo che ha speso molti anni del suo ministero a servizio della formazione dei futuri sacerdoti. Il testo sarà venduto in tutte le edicole il giorno 08 dicembre allegato al quotidiano locale La Provincia.

Giornata del Seminario 2009: Messaggio del Vescovo

Come già detto fra due domeniche, esattamente la III^ domenica di Avvento, ricorre la “Giornata del Seminario”. Si tratta di un momento di festa nel quale si vuole portare all’attenzione la realtà del Seminario Vescovile e delle vocazioni al sacerdozio. Sul sito ufficiale troverete tutto il materiale necessario per la celebrazione come anche il messaggio del nostro Vescovo Dante che però riporto integralmente in questo articolo.

ATTENZIONE AL ….. SEMINARIO

L’anno sacerdotale, mentre richiama l’attenzione di tutta la Chiesa sulla figura e sul ministero del sacerdote, riconduce necessariamente il nostro sguardo anche sulla formazione dei Candidati al sacerdozio. Pertanto la nostra attenzione si rivolge anche al Seminario, che è l’ambiente e il tempo in cui si preparano al presbiterato i giovani che vi si sentono chiamati.

Qual è la nostra attenzione nei loro confronti? l’attenzione di noi sacerdoti? delle nostre comunità parrocchiali?

La parola attenzione evoca tante immagini. Eccone alcune.

Nella organizzazione di un evento di grande risonanza, l’attenzione è la cura meticolosa, fin nei minimi particolari, per la sua migliore riuscita.

Quando si dà l’allerta per un pericolo incombente, per esempio una prevista calamità naturale, l’attenzione è mettere in atto tutti gli accorgimenti per tenerne sotto controllo il processo e per limitarne i danni.

Quando in una donna è in atto una gravidanza l’attenzione è fatta di delicatezza nei suoi confronti e di condivisione delle sue attese.

Quando una persona è seriamente ammalata, l’attenzione significa accompagnarla a riconoscere gradualmente la verità della sua condizione e sostenerla nelle cure che deve affrontare.

Nella relazione educativa attenzione è scoprire con affettuosa intelligenza le potenzialità del soggetto orientandolo ad esprimerle nel modo migliore.

L’attenzione, dunque, è cura meticolosa, è vigilanza oculata, è delicatezza premurosa, è paziente accompagnamento, è perspicace intuizione e tante altre cose ancora. Tutte queste immagini, che servono nel loro insieme a descrivere l’attenzione, convergono su un elemento comune: l’attenzione è segno di qualcosa che ci sta a cuore e che di fatto prendiamo a cuore. Tra tutte mi sembra particolarmente suggestiva l’immagine della delicatezza premurosa e un poco stupita di cui è circondata la donna che porta un figlio nel grembo. Il Seminario, infatti, può ben essere paragonato al tempo della gestazione: il seme della vocazione è accolto e custodito in un ambiente idoneo, preparato appositamente per lo sviluppo e la crescita del frutto atteso e desiderato da tutta la famiglia diocesana.

Quanta premurosa delicatezza le varie componenti di questa famiglia mettono a disposizione! La preghiera, l’offerta dei sacrifici, le strutture e le persone che accompagnano la crescita umana, culturale, spirituale dei Seminaristi, il sostegno economico, la vicinanza affettuosa e amica di tanti collaboratori, l’opportunità di esperienze pastorali che introducono al ministero, …

A tutte le persone che seguono con attenzione il processo formativo dei chiamati alla vita sacerdotale va la riconoscenza del Seminario e del Vescovo. Ma l’attenzione al Seminario non è separabile dall’attenzione ai ragazzi-adolescenti-giovani come potenziali soggetti della vocazione sacerdotale e ai loro genitori:

– ai primi, per scoprire in loro i segni della chiamata e per aiutarli a coltivarla. Educhiamo i giovani a pensare in grande senza perdere il senso dell’umiltà; a volere il bene senza temere il sacrificio; a valorizzare le iniziative di ricerca vocazionale proposte dal Centro Diocesano Vocazioni senza nascondere le proprie aspirazioni;

– ai genitori, perché sappiano comprendere che donare un figlio al Signore non è perderlo, ma favorire la sua felicità. Che è poi anche la loro. La maggior felicità dei genitori, infatti, non è forse quella di vedere i figli contenti di poter realizzare ciò che sta loro a cuore? Che, per di più, è quello che sta a cuore anche a Dio, al di fuori del quale non c’è felicità vera e duratura.

Per concludere desidero ricordare ai Seminaristi che tutte le attenzioni di cui sono oggetto non devono far nascere in loro la pretesa di essere trattati da privilegiati, ma li devono rendere consapevoli della grandezza del dono ricevuto da Dio, delle speranze che il popolo cristiano nutre nei loro confronti, dell’impegno massimo nel rispondere al dono dell’Uno e alle speranze degli altri.

+ Dante Vescovo

Scarica il messaggio in formato PDF