Il nostro carisma nel mondo contemporaneo
Marzo 3, 2008 at 9:12 pm | In Vita contemplativa | No Comments
Il carisma della Visitazione è: vivere il vangelo secondo lo spirito dei fondatori San Francesco di Sales e Santa Giovanna Francesca Frémyot de Chantal le cui caratteristiche si possono sintetizzare essenzialmente in tre punti:
- uno spirito che cerca Dio solo e tende continuamente all’unione con Lui, indipendente da tutto, fuorché dal beneplacito divino;
- uno spirito di profonda umiltà verso Dio e di grande dolcezza verso il prossimo
- uno spirito che non mettendo l’accento sulle austerità esteriori, impegna le sorelle a supplirvi con la rinuncia interiore, con una grande semplicità e gioia nella vita comune.
La visitandina tende alla perfezione del divino amore con questa modalità particolare: ardentemente ma con pace, diligentemente ma con abbandono fiducioso, cioè appoggiandosi più sulla bontà di Dio e sulla sua Provvidenza che su se stessa e sulle sue opere.
Vita d’amore quella che la visitandina è chiamata a vivere, vita quindi essenzialmente felice, poichè l’amore rende felici: le sorelle cercano di trasfigurare in gioia sempre più piena la realtà quotidiana.
E insieme vita esigente, poiché l’amore è geloso; si attua, difatti, attraverso quello che è stato definito un “eroismo sorridente”, attento alle più piccole sfumature della perfezione, nella consapevolezza che non c’è niente di indifferente per chi ama.
In tal modo la visitandina può effettivamente realizzare il mistero della Visitazione: possedere Gesù, come Maria nel suo grembo, ed offrirlo al mondo con una “segreta fecondità apostolica”.
Dio sia benedetto.
Le Monache Visitandine
Di Soresina (Cr)
Contemplative per la missione
Marzo 3, 2008 at 9:01 pm | In Vita contemplativa | 7 Comments 
Ci presentiamo: il nome con cui solitamente siamo chiamate è “Suore di clausura di San Sigismondo” o anche “Monache Domenicane”. Il nome tecnico è “Monache dell’Ordine dei Predicatori”. Dal nome si comprende chi siamo e quale è la nostra vocazione e missione nella Chiesa.
Il riferimento a San Sigismondo è facilmente spiegato: la chiesa e il monastero di San Sigismondo in Cremona, dall’8 dicembre scorso, sono la nostra residenza, il luogo dove viviamo e preghiamo.
Il vocabolo “monache” deriva da “monos”, cioè “uno” e i monaci/le monache sono persone che cercano l’unità interiore vivendo unicamente con Dio, per Dio, di Dio. La clausura serve proprio a questo: a raccogliere e unificare la vita nella ricerca e nell’amore di Dio solo. Anche noi Monache Domenicane, come tutti i monaci e le monache, siamo totalmente dedite a Dio; l’impegno prioritario di ogni nostra giornata è amarLo, lodarLo, servirLo, cercare ciò che è a Lui gradito. Viviamo poi in comunità ed anche la comunità è “monastica” cioè protesa all’unità della carità. Il nostro desiderio è essere un cuor solo e un’anima sola, uniti in Dio, avere tutto in comune ed amarci a vicenda di vera carità.
Un po’ più difficile è capire cosa vuol dire “Domenicane” o “dell’Ordine dei Predicatori”. Ci chiamiamo Domenicane perché siamo membri di un ordine religioso fondato da San Domenico, un santo del Medioevo contemporaneo a San Francesco d’Assisi. Il nostro ordine - appunto fu approvato 8 secoli fa da Papa Onorio III col nome di “Ordine dei Predicatori”. I Domenicani, cioè i Frati Predicatori, attuano la loro vocazione annunciando il Vangelo in tutto il mondo. Noi Monache Domenicane, invece, stando in clausura, predichiamo non con le parole, ma con la nostra stessa vita. La nostra esistenza consacrata al Signore testimonia silenziosamente l’esistenza di Dio e il suo amore per noi, anche senza discorsi.
C’è inoltre un aspetto importante che i cristiani di tutti i tempi hanno sempre creduto, che San Domenico ha sottolineato e che il Concilio Vaticano II ha chiaramente ribadito. Nel documento del Concilio sulle missioni, per esempio, si legge:
La Chiesa è profondamente cosciente e senza esitazione proclama che vi è un’intima connessione tra la preghiera e la diffusione del Regno di Dio, tra la preghiera e la conversione dei cuori, tra la preghiera e la fruttuosa recezione del messaggio salvifico ed elevante del Vangelo.
Noi Monache Domenicane siamo state pensate e volute da San Domenico proprio per questo: per pregare per i predicatori, i sacerdoti, i catechisti, per tutte le persone che nei più svariati modi annunciano la verità del Vangelo. Egli era consapevole che per illuminare le menti e per convincere i cuori non basta parlare bene, essere eloquenti, fare dei discorsi interessanti e convincenti. Perché il seme del Vangelo fruttifichi è necessario che cada su un terreno buono, preparato, “zappato e concimato” dalla preghiera. Ed è proprio la preghiera “perché la Parola di Dio cresca e si diffonda” la nostra specifica chiamata.
Lo ha capito bene anche il nostro Vescovo Dante. Quando ci ha accolte in Diocesi, lo scorso 8 dicembre, nell’omelia che ha pronunciato in Cattedrale, ci ha detto:
Vorremmo affidarvi fin d’ora una intenzione che ci sta particolarmente a cuore. È la missione giovani, che si svolgerà nella sua fase conclusiva qui in città dal 27 aprile all’11 maggio. Noi siamo convinti che l’efficacia di questa missione, l’efficacia spirituale che tocchi il cuore di tanti giovani, dipenderà da voi. Certo dalla preghiera di noi tutti, certo dalla capacità di proporsi dei giovani missionari, certo dalla disponibilità di ascolto anche di quanti saranno incontrati, ma noi siamo certi che nessuna delle nostre parole potrà arrivare al cuore di qualcuno se in quel cuore prima non ha fatto freccia la vostra preghiera.
Stando in clausura e dedicando le nostre giornate alla preghiera, alla lode di Dio, all’adorazione eucaristica e all’amore fraterno, accompagniamo gli annunciatori del Vangelo, sosteniamo la loro fatica, rendiamo fecondo il loro apostolato, diveniamo loro collaboratrici. Siamo cioè - come ci voleva San Domenico - “associate alla Santa Predicazione”. Parlando a Dio nella preghiera degli uomini del nostro tempo rendiamo capaci i predicatori di parlare di Dio agli uomini. Perseverando unanimi in orazione e invocando concordi lo Spirito Santo prepariamo il terreno ad accogliere il seme della Parola di Dio, fiduciose che i cuori si apriranno docili ad ascoltare e portare frutti abbondanti.
In questa nostra responsabilità sappiamo di non essere sole. Il nostro Monastero visibile di San Sigismondo, come anche quello di Soresina, vorrebbe anche rendere coscienti molti dell’esistenza nascosta ma preziosa di un altro monastero invisibile, abitato da tante persone anziane, sole, sofferenti. Sappiamo che tanti ammalati pregano con noi per la missione giovani, per la “nuova Evangelizzazione”, per le vocazioni, per il Seminario. A loro, approfittando anche dello spazio offertoci vorremmo far giungere il nostro sincero GRAZIE, assicurarli della nostra comunione orante e incoraggiarli ad essere “forti nella fede”.
Le Monache Domenicane
Del Monastero San Giuseppe
Il monastero contemplativo dono per tutta la Chiesa
Marzo 3, 2008 at 8:43 pm | In Vita contemplativa | No Comments
In questo senso, credo si possa intendere un’esperienza singolare quale è quella della vita contemplativa nella sua dimensione claustrale: un’esperienza di tipo “sponsale”, che si pone, nella Chiesa e nel mondo, come segno di totale appartenenza e di totale e radicale fedeltà all’amore di Dio. Un segno che rischiara la comune identità di “discepoli” del Signore, durante la nostra vita terrena, ma che anticipa anche, in qualche modo, quella condizione di pienezza e di contemplazione che sarà possibile solo dopo la morte, quando il Padre ci chiamerà nella sua “casa”.
Tutto ciò viene espresso con parole molto belle in un passaggio del documento Verbi sponsa, (l’Istruzione sulla vita contemplativa e la clausura delle monache della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica), la dove si dice:
Il monastero è il luogo che Dio custodisce; è la dimora della sua singolare presenza, a immagine della tenda dell’Alleanza, nella quale si realizza il quotidiano incontro con lui, dove il Dio tre volte Santo occupa tutto lo spazio e viene riconosciuto e onorato come l’unico Signore.
Un monastero contemplativo costituisce un dono anche per la Chiesa locale cui appartiene. Rappresentandone il volto orante, rende più piena e più significativa la sua presenza di Chiesa. Una comunità monastica può essere paragonata a Mosè che nella preghiera decide le sorti delle battaglie di Israele e alla sentinella che vigila nella notte in attesa dell’alba.
E’ importante che i fedeli imparino a riconoscere il carisma e il ruolo specifico dei contemplativi, la loro presenza discreta ma vitale, la loro testimonianza silenziosa che costituisce un richiamo alla preghiera e alla verità dell’esistenza di Dio.
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