ATTENZIONE AL ….. SEMINARIO
L’anno sacerdotale, mentre richiama l’attenzione di tutta la Chiesa sulla figura e sul ministero del sacerdote, riconduce necessariamente il nostro sguardo anche sulla formazione dei Candidati al sacerdozio. Pertanto la nostra attenzione si rivolge anche al Seminario, che è l’ambiente e il tempo in cui si preparano al presbiterato i giovani che vi si sentono chiamati.
Qual è la nostra attenzione nei loro confronti? l’attenzione di noi sacerdoti? delle nostre comunità parrocchiali?
La parola attenzione evoca tante immagini. Eccone alcune.
Nella organizzazione di un evento di grande risonanza, l’attenzione è la cura meticolosa, fin nei minimi particolari, per la sua migliore riuscita.
Quando si dà l’allerta per un pericolo incombente, per esempio una prevista calamità naturale, l’attenzione è mettere in atto tutti gli accorgimenti per tenerne sotto controllo il processo e per limitarne i danni.
Quando in una donna è in atto una gravidanza l’attenzione è fatta di delicatezza nei suoi confronti e di condivisione delle sue attese.
Quando una persona è seriamente ammalata, l’attenzione significa accompagnarla a riconoscere gradualmente la verità della sua condizione e sostenerla nelle cure che deve affrontare.
Nella relazione educativa attenzione è scoprire con affettuosa intelligenza le potenzialità del soggetto orientandolo ad esprimerle nel modo migliore.
L’attenzione, dunque, è cura meticolosa, è vigilanza oculata, è delicatezza premurosa, è paziente accompagnamento, è perspicace intuizione e tante altre cose ancora. Tutte queste immagini, che servono nel loro insieme a descrivere l’attenzione, convergono su un elemento comune: l’attenzione è segno di qualcosa che ci sta a cuore e che di fatto prendiamo a cuore. Tra tutte mi sembra particolarmente suggestiva l’immagine della delicatezza premurosa e un poco stupita di cui è circondata la donna che porta un figlio nel grembo. Il Seminario, infatti, può ben essere paragonato al tempo della gestazione: il seme della vocazione è accolto e custodito in un ambiente idoneo, preparato appositamente per lo sviluppo e la crescita del frutto atteso e desiderato da tutta la famiglia diocesana.
Quanta premurosa delicatezza le varie componenti di questa famiglia mettono a disposizione! La preghiera, l’offerta dei sacrifici, le strutture e le persone che accompagnano la crescita umana, culturale, spirituale dei Seminaristi, il sostegno economico, la vicinanza affettuosa e amica di tanti collaboratori, l’opportunità di esperienze pastorali che introducono al ministero, …
A tutte le persone che seguono con attenzione il processo formativo dei chiamati alla vita sacerdotale va la riconoscenza del Seminario e del Vescovo. Ma l’attenzione al Seminario non è separabile dall’attenzione ai ragazzi-adolescenti-giovani come potenziali soggetti della vocazione sacerdotale e ai loro genitori:
- ai primi, per scoprire in loro i segni della chiamata e per aiutarli a coltivarla. Educhiamo i giovani a pensare in grande senza perdere il senso dell’umiltà; a volere il bene senza temere il sacrificio; a valorizzare le iniziative di ricerca vocazionale proposte dal Centro Diocesano Vocazioni senza nascondere le proprie aspirazioni;
- ai genitori, perché sappiano comprendere che donare un figlio al Signore non è perderlo, ma favorire la sua felicità. Che è poi anche la loro. La maggior felicità dei genitori, infatti, non è forse quella di vedere i figli contenti di poter realizzare ciò che sta loro a cuore? Che, per di più, è quello che sta a cuore anche a Dio, al di fuori del quale non c’è felicità vera e duratura.
Per concludere desidero ricordare ai Seminaristi che tutte le attenzioni di cui sono oggetto non devono far nascere in loro la pretesa di essere trattati da privilegiati, ma li devono rendere consapevoli della grandezza del dono ricevuto da Dio, delle speranze che il popolo cristiano nutre nei loro confronti, dell’impegno massimo nel rispondere al dono dell’Uno e alle speranze degli altri.
+ Dante Vescovo
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