Tota Pulchra es, Maria

Maggio 22, 2008 at 12:40 pm | In Mese Mariano, Vita di comunità | No Comments
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Riflessioni in marginead una incantevole antifona

Nell’ampio panorama di canti devozionali in onore della Beata Vergine Maria trovano una collocazione del tutto particolare le antifone mariane. Collocazione privilegiata in quanto la liturgia stessa le pone in alcuni momenti particolari dell’anno liturgico come canti propri del tempo liturgico o della festa mariana. Tra queste il canto del “Tota Pulchra” assume un rilievo del tutto particolare. L’antifona, composta probabilmente nella cittadina francese di Grenoble attorno al 1402, propone Maria come la tutta bella, cioè l’immacolata. È importante però notare che il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria è stato definito come verità di fede solo nel 1854, ma già quattrocentocinquant’ anni prima i fedeli riconoscevano in Maria uno stato particolare di grazia che la rendeva dimora degna per accogliere il Figlio di Dio.

L’antifona ci chiede di rivolgere il nostro sguardo a Maria Santissima, contemplandola nel dono-privilegio di essere stata concepita, unica fra le donne, piena di grazia e senza quel peccato originale che Adamo ed Eva hanno trasmesso a tutti i loro discendenti. Quella bellezza e quella grazia che Eva ci tolse in Maria ci è stata ridonata. Quella colpa originale che ha rovinato la relazione dei primogenitori con il Creatore, per grazia, non ha trovato posto in Maria. Ma questa relazione infranta con Dio è causa di cambiamento anche delle altre relazioni: dell’uomo con se stesso, con gli altri, con il mondo delle cose create. Il cuore dell’uomo si è contaminato: non è più aperto a Dio e alla sua grazia, ma chiuso nel proprio egoismo e pronto al male. Maria, mantenendo il suo cuore in quella relazione autentica e filiale con il Signore, ci permette di guardare a lei come gloria di Gerusalemme, come onore del nostro popolo e avvocata di noi peccatori, presso il suo Figlio. Questi titoli che l’antifona attribuisce a Maria sono espressione di una fiducia e di una confidenza di figli verso la Madre. In Lei abbiamo un esempio di umiltà, di ascolto e di fedeltà. A lei dobbiamo guardare come alla donna perfetta: perfetta nella grazia e nella santità, perfetta nell’umanità. Ci è chiesto soprattutto di pregarla affinché lei preghi per noi il Cristo suo Figlio.

Gabriele Mainardi

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