Il “grande passo”
Maggio 1, 2008 di Andrea
Emozioni e prospettive di un diacono
Mancano poche settimane all’ordinazione presbiterale e già vivo la sindrome della vigilia: sono sette anni che mi sto preparando a questo momento, ma più si avvicina più mi rendo conto di quanta sia la distanza fra quello che vorrei essere e quello che in realtà sono. Quando si entra in Seminario si pensa che a cambiare e a modellare la propria personalità, affinché sia conforme alla vocazione del Signore, sia sufficiente un po’ di buona volontà, che ovviamente non può mai mancare, il tempo che trascorre, le esperienze e le sfide che si incontrano in questi anni di formazione. Pian piano che il tempo passa ci si accorge, però, che tutto questo non è sufficiente, ci si scontra ancora con i limiti del proprio carattere, i difetti della propria personalità, le incapacità che invece di esaurirsi, si accumulano nel cammino della propria vita.
Parole di uno scoraggiato? Non proprio… preferirei dire che sono parole di chi si rende conto che a plasmare la vita di un uomo non sono sufficienti gli sforzi propri e di chi aiuta a crescere, ma è sempre necessario affidarsi a quell’aiuto della grazia del Signore che riesce ad inserirsi come olio di guarigione nelle ferite della propria vita, riesce a colmare quei vuoti umanamente incolmabili, è capace di raddrizzare le storture dell’esistenza e persino di far rifiorire quei deserti che costruiamo con gli errori e i peccati.
Come mi dispongo allora al “grande passo”? Con una sola consapevolezza: sono tanti gli aspetti su cui avrei ancora bisogno di correzione, di lavoro, di perfezionamento, forse servirebbero trent’anni di seminario… ovviamente scherzo, sette anni sono più che sufficienti! Sufficienti non tanto a “formare” un prete, come fosse il prodotto di una catena di montaggio: entra la materia prima ed esce l’oggetto confezionato, inscatolato e pronto per la consegna. Sufficienti perché ci si renda conto di non essere pronti, di aver bisogno di una comunità con cui crescere insieme, una comunità con cui si cammina sulla strada del Vangelo seguendo l’unico Maestro. Il passaggio dall’essere seminarista all’essere prete mi piace pensarlo come il passaggio del testimone da un velocista all’altro: in questi anni è stata la comunità del Seminario che mi ha fatto crescere, come uomo e come cristiano, fra qualche mese sarà un’altra comunità che continuerà a formarmi, mi formerà come uomo, come cristiano e come pastore. Mi piacerebbe trovare persone capaci di fare domande e con cui, insieme, trovare risposte. Persone per le quali sono inviato come prete ma che allo stesso tempo sono cristiane come me e che quindi, come me, vivono entusiasmi, slanci e dubbi. Persone che sanno anche aiutarmi a migliorare e a cambiare perché sempre il cuore sia aperto a lasciarsi convertire dal Signore.
don Francesco Cortellini





Carissimi don Matteo e don Francesco
da ieri possiamo chiamarvi cosi, “don”, da ieri il Signore ha fatto un nuovo dono alla nostra Chiesa cremonese, un dono di cui Lo dobbiamo ringraziare ma che dobbiamo anche meritare, ora e nel futuro. Un grazie al Signore, ma anche un grazie a voi, al vostro sì, portato avanti in questi anni, ripetuto ieri e che, ma questo lo sapete anche voi, dovrete dire ogni giorno della vostra vita. Un grazie per l’esempio che siete per tanti giovani, soprattutto per chi, giovane come voi, percorre strade simili alle vostre. Ma non solo… Cosa augurarvi don Matteo e don Francesco? Vengono tante parole scontate, frasi già dette. Non so, ciò che più mi sento di augurarvi è tanto, tanto amore, tanto amore quello con la A maiuscola, quello di Nostro Signore, da dare ma anche da ricevere, forse perchè resto convinta che un sacerdote ama tanto quando si sente anche amato, amato dai suoi confratelli, dalla sua comunità e, certo, da Dio. Credo che alla fine tutto il senso sia lì. Quello che poi resta, di un sacerdote e di ognuno di noi, è l’Amore che ha dato. E allora questo è l’augurio che vi faccio. Insieme vorrei affidarvi a Maria e a Gesù, al Cuore di Coloro che sono l’Amore, perchè il vostro cuore possa essere sempre più simile al loro, dissetarsi alla fonte del loro Amore e dissetare con esso chi incontrerete… e in questo mondo tanti avvertono una sete inestinguibile di questo Amore, e verranno da voi a cercarlo. Oltre che a Loro don Matteo e don Francesco state certi che tanti pregheranno per voi, ogni giorno, in particolare se vorrete, se sentirete di volerlo fare, cercate una “madre”, una donna consacrata (religiosa o secolare) che preghi per voi, che “vi adotti”. Tante sono le anime che desiderano donarsi per voi sacerdoti.
Ancora grazie don Matteo e don Francesco e a entrambi un abbraccio grande.