Dopo quasi un anno …
Maggio 1, 2008 at 8:53 pm | In Propedeutica, Riflessioni, Testimonianze, Vocazioni |Una riflessione offerta dai due studenti dell’anno di propedeutica
Sembra incredibile, ma siamo già ad aprile: il tempo sta veramente volando! Pensare che dal nostro fatidico ingresso siano passati già sette mesi a noi due seminaristi della propedeutica, credeteci, fa proprio un certo effetto! Sensazione di stranezza che si anima solo nel ricordo delle aspettative e dei timori che ci animavano nei primi giorni dal nostro ingresso, come una certa curiosità nello scoprire chi fosse il compagno che avrebbe condiviso l’anno e come si vivesse in Seminario.
Quest’anno giunge quasi al suo termine e, dovendo qui fare una sorta di bilancio, potremmo dire che è stato veramente un bell’anno. Bello in tutti i sensi che questa parola strausata può assumere. Prezioso, perché nella preghiera e nel costante dialogo con Dio stiamo crescendo e comprendendo, giorno per giorno e passo dopo passo, come Lui ci vuole e, quali sono le vette che Lui ha disegnato per noi. Pieno delle tante fatiche, piccole o grandi, legate alla convivenza piuttosto che al continuo cammino in un sentiero non senza salite. Ricco degli incontri, fatti dentro il seminario con tutti i compagni e i professori, ma anche con i ragazzi e il parroco di San Francesco, una parrocchia della periferia di Cremona dove nel week-and prestiamo il nostro servizio, nella S. Messa, nel catechismo, e nell’animazione di alcuni momenti d’oratorio.
Un anno, questo, assolutamente da non buttare, ma da conservare nel cuore. Qualcuno sosteneva che fossero anni buttati via, in qualche modo sprecati, ma ora possiamo dirlo con certezza: è stato un anno utile, perché comunque vada e qualsiasi strada in un futuro dovessimo prendere, in questo tempo siamo cresciuti e maturati un po’ di più.
Un anno che è veramente servito per prepararci non solo all’avventura della Teologia che ci aspetta a settembre, ma anche a crederci e a vederci come seminaristi, come ragazzi, cioè, che cercano di camminare alla scuola di Gesù, educandosi alla logica dell’“umile matita nelle mani del Signore”; a prepararci, insomma, a vivere tra la gente come se fossimo per la gente.
Matteo e Alberto
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