Il Padre spirituale: a servizio della maturazione, della verifica e dell’approfondimento
Maggio 1, 2008 at 9:01 pm | In Riflessioni, Vita di comunità, Vocazioni | No CommentsNel loro cammino di formazione, i seminaristi vengono accompagnati da diverse figure educative, tra le quali c’è anche un sacerdote chiamato Padre spirituale. E’ chiamato così perchè svolge una forma di paternità nei confronti di ciascuno di loro sul piano più spiccatamente spirituale. Egli è a disposizione di tutti per il sacramento della confessione e per i colloqui personali, detti di “direzione spirituale”, che sono ricoperti, come la confessione, dalla massima riservatezza.
Il compito del Padre spirituale consiste precisamente nell’aiutare il giovane seminarista a maturare nella fede, ad entrare nella grande esperienza della preghiera, a impostare una vita spirituale ordinata e solida, a verificare l’autenticità della propria vocazione e a crescere in tutte le qualità interiori e le virtù che essa comporta, ad affrontare e superare le difficoltà e i problemi che si incontrano durante questo cammino .
Il rapporto che mano a mano si stabilisce è molto delicato perchè tocca gli aspetti più intimi della persona, tocca direttamente la coscienza. Per questo da parte del Padre spirituale è richiesta estrema attenzione a non invadere la coscienza, a non sostituirsi ad essa, a non forzarla e tanto meno a frapporsi tra essa e Dio: al contrario, è richiesto di mettersi al suo fianco per aiutare a comprendere e a compiere la volontà di Dio.
Nello stesso tempo è richiesto al seminarista di accogliere questo aiuto in piena fiducia e apertura di cuore, nella sincerità e disponibilità più bella, in vista della propria maturità di chiamato al sacerdozio.
Il servizio di padre spirituale è certamente uno dei più alti del ministero sacerdotale. Ma espone anche ad una grave responsabilità, di fronte alla quale ci si trova sempre inadeguati. Perciò si va avanti con gioia grande, ma c’è anche da tremare e pregare molto.
don Primo Margini - Padre spirituale del Seminario
Dopo quasi un anno …
Maggio 1, 2008 at 8:53 pm | In Propedeutica, Riflessioni, Testimonianze, Vocazioni | No CommentsUna riflessione offerta dai due studenti dell’anno di propedeutica
Sembra incredibile, ma siamo già ad aprile: il tempo sta veramente volando! Pensare che dal nostro fatidico ingresso siano passati già sette mesi a noi due seminaristi della propedeutica, credeteci, fa proprio un certo effetto! Sensazione di stranezza che si anima solo nel ricordo delle aspettative e dei timori che ci animavano nei primi giorni dal nostro ingresso, come una certa curiosità nello scoprire chi fosse il compagno che avrebbe condiviso l’anno e come si vivesse in Seminario.
Quest’anno giunge quasi al suo termine e, dovendo qui fare una sorta di bilancio, potremmo dire che è stato veramente un bell’anno. Bello in tutti i sensi che questa parola strausata può assumere. Prezioso, perché nella preghiera e nel costante dialogo con Dio stiamo crescendo e comprendendo, giorno per giorno e passo dopo passo, come Lui ci vuole e, quali sono le vette che Lui ha disegnato per noi. Pieno delle tante fatiche, piccole o grandi, legate alla convivenza piuttosto che al continuo cammino in un sentiero non senza salite. Ricco degli incontri, fatti dentro il seminario con tutti i compagni e i professori, ma anche con i ragazzi e il parroco di San Francesco, una parrocchia della periferia di Cremona dove nel week-and prestiamo il nostro servizio, nella S. Messa, nel catechismo, e nell’animazione di alcuni momenti d’oratorio.
Un anno, questo, assolutamente da non buttare, ma da conservare nel cuore. Qualcuno sosteneva che fossero anni buttati via, in qualche modo sprecati, ma ora possiamo dirlo con certezza: è stato un anno utile, perché comunque vada e qualsiasi strada in un futuro dovessimo prendere, in questo tempo siamo cresciuti e maturati un po’ di più.
Un anno che è veramente servito per prepararci non solo all’avventura della Teologia che ci aspetta a settembre, ma anche a crederci e a vederci come seminaristi, come ragazzi, cioè, che cercano di camminare alla scuola di Gesù, educandosi alla logica dell’“umile matita nelle mani del Signore”; a prepararci, insomma, a vivere tra la gente come se fossimo per la gente.
Matteo e Alberto
Il “grande passo”
Maggio 1, 2008 at 8:40 pm | In Ordinazioni, Riflessioni, Testimonianze | 1 CommentEmozioni e prospettive di un diacono
Mancano poche settimane all’ordinazione presbiterale e già vivo la sindrome della vigilia: sono sette anni che mi sto preparando a questo momento, ma più si avvicina più mi rendo conto di quanta sia la distanza fra quello che vorrei essere e quello che in realtà sono. Quando si entra in Seminario si pensa che a cambiare e a modellare la propria personalità, affinché sia conforme alla vocazione del Signore, sia sufficiente un po’ di buona volontà, che ovviamente non può mai mancare, il tempo che trascorre, le esperienze e le sfide che si incontrano in questi anni di formazione. Pian piano che il tempo passa ci si accorge, però, che tutto questo non è sufficiente, ci si scontra ancora con i limiti del proprio carattere, i difetti della propria personalità, le incapacità che invece di esaurirsi, si accumulano nel cammino della propria vita.
Parole di uno scoraggiato? Non proprio… preferirei dire che sono parole di chi si rende conto che a plasmare la vita di un uomo non sono sufficienti gli sforzi propri e di chi aiuta a crescere, ma è sempre necessario affidarsi a quell’aiuto della grazia del Signore che riesce ad inserirsi come olio di guarigione nelle ferite della propria vita, riesce a colmare quei vuoti umanamente incolmabili, è capace di raddrizzare le storture dell’esistenza e persino di far rifiorire quei deserti che costruiamo con gli errori e i peccati.
Come mi dispongo allora al “grande passo”? Con una sola consapevolezza: sono tanti gli aspetti su cui avrei ancora bisogno di correzione, di lavoro, di perfezionamento, forse servirebbero trent’anni di seminario… ovviamente scherzo, sette anni sono più che sufficienti! Sufficienti non tanto a “formare” un prete, come fosse il prodotto di una catena di montaggio: entra la materia prima ed esce l’oggetto confezionato, inscatolato e pronto per la consegna. Sufficienti perché ci si renda conto di non essere pronti, di aver bisogno di una comunità con cui crescere insieme, una comunità con cui si cammina sulla strada del Vangelo seguendo l’unico Maestro. Il passaggio dall’essere seminarista all’essere prete mi piace pensarlo come il passaggio del testimone da un velocista all’altro: in questi anni è stata la comunità del Seminario che mi ha fatto crescere, come uomo e come cristiano, fra qualche mese sarà un’altra comunità che continuerà a formarmi, mi formerà come uomo, come cristiano e come pastore. Mi piacerebbe trovare persone capaci di fare domande e con cui, insieme, trovare risposte. Persone per le quali sono inviato come prete ma che allo stesso tempo sono cristiane come me e che quindi, come me, vivono entusiasmi, slanci e dubbi. Persone che sanno anche aiutarmi a migliorare e a cambiare perché sempre il cuore sia aperto a lasciarsi convertire dal Signore.
don Francesco Cortellini
Arricchenti, coinvolgenti, allegri
Maggio 1, 2008 at 8:30 pm | In Interviste, Testimonianze, Vocazioni | 1 CommentLe riflessioni di un partecipante al percorso “Chi cerca è trovato”
Al termine dell’annuale percorso “Chi cerca è trovato“, proposto ai giovani (20 - 30 anni) dal Centro Diocesano Vocazioni, abbiamo chiesto ad una giovane che vi ha partecipato alcune sue impressioni.
Come ha conosciuto gli incontri del Centro Diocesano Vocazioni (”Chi cerca è trovato”)?
Ho conosciuto il Centro Diocesano Vocazioni durante un ritiro di Quaresima, organizzato dalla mia parrocchia in seminario; ci è stato presentato come uno strumento che poteva essere di aiuto per approfondire un po’ di più il nostro rapporto con Dio.
Perchè un giovane te ha deciso di continuare a frequentare questo cammino?
Perchè è interessante poter condividere con altri giovani l’esperienza della fede, e aiuta spesso a riconsiderare con più equilibrio io propri dubbi. E c’è un confronto continuo con chi invece ha incentrato la sua vita sul Signore e può cercare di rispondere alle domande che nascono o lanciare provocazioni che danno spunti di riflessione.
Quali sono le attese dei giovani d’oggi alle quali il Centro Diocesano Vocazioni può rispondere?
La necessità di non sentirsi i soli, nell’ambiente in cui si vive, a credere in Dio e di condividere questa convinzione con altri; il bisogno di un aiuto concreto per capire che cosa ci chiede e come vivere nella vita di tutti i giorni la fede.
Secondo te perchè un giovane dovrebbe frequentare i percorsi?
Per iniziare a porsi delle serie domande sulla vita e sul progetto del Signore su di lui. E conoscere persone interessanti.
E magari per fare quattro chiacchiere con il seminarista svitato di turno…!
In che cosa ti hanno aiutato i percorsi offerti dal Centro Diocesano Vocazioni?
Forse più di tutto a non aver timore di esprimere la mia idea su Dio, perchè ti fanno sentire parte di qualcosa di importante per cui vale davvero la pena di mettersi in gioco.
Tre aggettivi per descrivere i percorsi del Centro Diocesano Vocazioni offerti ai giovani della nostra diocesi.
1. arricchenti
2. coinvolgenti
3. allegri
La missione fa la Chiesa, la Chiesa fa missione
Maggio 1, 2008 at 8:21 pm | In Incontri, Magistero, Missione, Testimonianze | No CommentsLa voce del Concilio per la Chiesa del Terzo Millennio
Riproponendo l’interessante esperienza dell’anno passato, gli Studi teologici riuniti dei Seminari di Crema, Cremona, Lodi e Vigevano hanno organizzato una giornata d’approfondimento dedicata ad un documento del Concilio Vaticano II.
Quest’anno è l’ampio respiro del Decreto Ad gentes, incentrato sull’attività missionaria della Chiesa, ad accompagnare la nostra riflessione: in un tempo così profondamente segnato dal relativismo etico, culturale e religioso, quando non addirittura dal disinteresse verso qualsivoglia trascendenza, la sempre attuale tematica del testo conciliare si mostra più ancora che in passato un’urgenza ineludibile per ogni singolo membro del popolo di Dio, per ognuno di noi.
L’incontro cui abbiamo preso parte è stato scandito dalle presentazioni di taglio storico (a cura di don Andrea Foglia) e teologico (proposta da don Mario Aldighieri) riguardo l’evoluzione dell’idea e della pratica di missione in seno alla Chiesa.
Nel pomeriggio ci sono state offerte tre testimonianze di sacerdoti che hanno operato quali “fidei dona” in Sud America: i cremonesi don Mario Aldighieri e don Ezio Bellini e il lodigiano don Franco Anelli. Coordinati da suor Azia Ciairano, vigevanese, anch’ella missionaria per anni in Africa, i relatori hanno mostrato tanto la passione e la bellezza quanto le difficoltà della vita di missione: un’esperienza costantemente foriera di novità e sorprese (nonché di ferite), capace d’aprire la mente e il cuore in modo tutto peculiare al mistero dell’uomo e di Dio, in una costante purificazione e maturazione della fede.
Coraggio e speranza: questi sono i frutti che riportiamo con noi a Cremona al termine dell’incontro. Da essi è nutrita la sfida che con impegno siamo chiamati tutti a raccogliere: se è la Volontà di Dio Padre per la missione del Figlio e dello Spirito Santo a fondare e santificare la Chiesa, allora ciascun cristiano, sacerdote, religioso, laico, realizza la propria personale vocazione attraverso la viva partecipazione all’attività missionaria della Chiesa stessa. La varietà di forme che quest’azione ha prodotto e produce nella storia (carità, preghiera, testimonianza, impegno sociale) non esclude nessuno dall’annunzio della Buona Novella “a tutte le genti“.
Simone Duchi
Gita a Ravenna
Maggio 1, 2008 at 8:05 pm | In Cultura, svago | No CommentsGiovedì 10 aprile si è svolta la tradizionale gita dei seminaristi.
Meta di quest’anno è stato uno dei gioielli dell’Emilia Romagna: Ravenna.
Abbiamo potuto ammirare la bellezza e il fasto delle basiliche e dei mausolei bizantini con i loro splendidi mosaici.
Senza commentare troppo lasciamo sul sito la nostra foto di gruppo … testimone di questa bella esperienza
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