Don Guido Bernardelli
Aprile 11, 2008 at 1:03 pm | In Non dimentichiamoli | No CommentsCi eravamo subito capiti. E l’intesa fu perfetta: pur non essendoci mai stata occasione di incontrarci e di conoscerci, prima della mia venuta a Santo Stefano come parroco nel settembre del 1997; pur non appartenendo alla stessa generazione; pur essendo così diversi: per temperamento, per formazione, per esperienza pastorale. Sono i misteri dell’amicizia. Lui ha sempre avuto una grande fiducia, ricambiata, in me. Mi ha incoraggiato nei miei primi, non facili momenti della mia nuova esperienza di parroco. E ha trovato nella mia famiglia la sua famiglia: il pranzo domenicale e qualche caffè durante la settimana erano i bei momenti nei quali gustava la convivialità del vivere e si lasciava andare alle confidenze più simpatiche.
Don Guido è sempre stato un prete conviviale: con i giovani, alcuni dei quali ho visto piangere al momento della sua morte; con gli anziani, verso i quali aveva una parola semplice e affettuosa di conforto; con i penitenti, con i quali la confessione andava ben oltre la “lista dei peccati” e diventava amabile conversazione, vero veicolo della grazia di Dio e strada di trasmissione della sapienza cristiana del vivere; perfino con i defunti: che amava accompagnare al cimitero, quasi avesse ricevuto dall’alto una specie di esclusiva sul transito da questa nostra avventura terrena. Quando lo informavo di un funerale, “benissimo!” era la sua sorprendente risposta: come se rinverdisse un ruolo, come se ritrovasse un senso alla sua giornata, che si stava inaridendo.
Prete semplice e umile: è stato detto e scritto. Ma non si piegava facilmente a ciò che non lo convinceva. L’ho visto anche attestarsi su posizioni rigide, quando lui riteneva il caso: e non c’era verso di ricondurlo a più miti consigli. Prete popolano e popolare: ma mai demagogo. Aveva perfino, nella sua schietta semplicità, anche tratti di riservatezza e di sana aristocrazia. Oltre che la gente, amava l’arte, la lettura, i viaggi, le vacanze al mare: amava profondamente la vita, lui a tratti così pio e devoto.
Un anno fa la tappa più difficile: lasciare la propria casetta e la vita di parrocchia per trasferirsi alla vicina casa di riposo. Dopo i primi momenti - nei quali mi salutava con fatica e con sguardo truce e addolorato, ritenendomi, giustamente, il responsabile della nuova situazione - è subentrata una splendida serenità. Non smetteva di ringraziarmi, perché al “Busi” (la casa di riposo) aveva ritrovato la sua gente e la sua casa, dove poteva pregare, leggere, incontrare le persone, confessare e celebrare. Aveva ritrovato la sua vita di sempre. E da morto, il suo volto esprimeva quel che lui era da vivo: contento di essere prete, e di essere uomo.
don Alberto Franzini
Il vostro impegno è sostegno e conforto
Aprile 11, 2008 at 12:49 pm | In Amici del seminario | No CommentsUn augurio sincero alle Rosarianti e ai Fortes in Fide
“Si fermarono col volto triste”
Così l’evangelista Luca dipinge i due discepoli in cammino verso Emmaus quando Gesù risorto si avvicina a loro. Credere è proprio difficile. Ma la Pasqua ci riporta un annuncio vero di grazia e di Luce. Cristo è risorto, vivo, pronto a camminare nuovamente al nostro fianco.
E le nostre tristezze? Le brutture della vita? Le violenze anche contro i cristiani che in questi ultimi giorni si sono raddoppiate? E le nostre preghiere che sembrano inascoltate?
Gesù le fa ancora una volta sue. Le porta sulle sue spalle, come è stato nella Passione e nella Croce.
Carissime Rosarianti e Fortes in fide l’impegno grande e costante di preghiera che vi siete assunto e che per noi, comunità del Seminario e comunità diocesana, è un sostegno e un confronto, spinge a continuare. Forse qualche volta anche i nostri occhi sono pesanti, velati, coperti, come gli occhi dei due discepoli. Forse anche noi non vediamo il bene e ci verrebbe voglia di smettere.
Al contrario Gesù si avvicina sempre nella nostra vita e noi crediamo con fedeltà che si avvicini anche alla vita di tanti ragazzi e giovani e sussurri loro, come Lui sa fare, l’esigenza, il bisogno, la bellezza di una vita consacrata a Lui, nel servizio della Chiesa.
Questi sono i nostri auguri pasquali: di poter continuare nella gioia ad ascoltare la Parola di Gesù, come ha fatto la prima Chiesa degli apostoli raccolta con Maria nel Cenacolo e pronta poi al servizio. Chiediamo che le nostre preghiere possano rassicurare il cuore di chi, pensando alla sua scelta, sembra titubante, più per quello che deve lasciare che per ciò che il Signore gli promette. Preghiamo anche per tutti i genitori perché aiutino i loro figli ad ascoltare la voce di Gesù, li incoraggino a fare qualche passo in più con Lui, attraverso le esperienze parrocchiali e diocesane, attraverso i campi dell’Azione Cattolica. In quest’anno tutto dedicato alla vocazione sacerdotale e religiosa il Signore possa essere accolto, come ad Emmaus, da giovani fiduciosi, che sanno spalancare la loro vita a Lui e sanno farlo abitare nella propria esistenza. E a loro volta possano un domani, per le loro comunità, spezzare il Pane della Parola e della Vita eterna. A nome del Rettore don Enrico, degli altri sacerdoti del Seminario e della comunità tutta, a voi e alle vostre famiglie, i sinceri auguri perché la Pasqua del Signore ci illumini e ci rinnovi.
don Marco D’Agostino
Il servizio quaresimale alle mense benefiche
Aprile 11, 2008 at 12:32 pm | In Senza Categoria, Vita di comunità | No CommentsI seminaristi e i più poveri
La carità, aspetto fondamentale della vita cristiana che emerge dal Vangelo, è quella virtù che insieme alla fede e alla speranza consente la comunione con Dio. Nel comune impegno di conversione quaresimale essa cresce insieme alla nostra sequela di Cristo.
Questo è il motivo che ha portato la comunità del seminario a ripetere in questo tempo forte della Quaresima, dopo la felice esperienza dell’anno passato, il servizio caritativo alle cucine benefiche che la S.Vincenzo insieme alla Caritas diocesana gestiscono in città.
Concretamente durante i venerdì e sabato mattina di febbraio e marzo ci si è uniti al servizio dei volontari che ordinariamente si prestano a questa ammirevole opera rivolta a coloro che non hanno le risorse sufficienti per sostenere il costo della vita di ogni giorno e in particolare hanno bisogno del pane quotidiano, elemento essenziale alla vita di ogni persona.
Tale iniziativa permette di entrare in contatto con la vita sconosciuta di tante persone che hanno molto da comunicare. Attraverso le loro situazioni si ha la possibilità di riflettere su certi valori che la nostra società propone e ai quali spesso ci si adegua passivamente, sia sulla provvidenziale presenza di enti che si preoccupano di coloro che sono nel bisogno con attenzione e cura. Si deve sottolineare però che l’esistenza e la sopravvivenza di simili realtà è molte volte dovuta all’impegno gratuito di persone che condividono questa passione per gli altri. Esse sperimentano nella fatica di stare di fronte a chi “ti chiede” la gioia di “darsi” attraverso la propria solidarietà, suscitando così la speranza che “un Altro” si stia preoccupando di lui.
Questa iniziativa dà la possibilità ai seminaristi di vivere in modo semplice, ma concreto, quella carità che Gesù ha testimoniato. Insegnandoci a chiamare Dio “Padre Nostro”, infatti, chiede di amarsi realmente come fratelli condividendo il “pane quotidiano” con quelli che ne sono privi. Cristo stesso ci ha lasciato il più grande esempio di carità nel suo donarsi a noi ogni giorno come “pane della vita” nell’Eucaristia. Da questo cibo spirituale la Chiesa è alimentata, ricevendo quell’amore che fin dagli inizi l’ha spinta ad andare incontro a coloro che sono nel bisogno spirituale e materiale.
Andrea Paroli
Il Diaconato dà alla famiglia una fisionomia nuova e originale
Aprile 11, 2008 at 11:53 am | In Testimonianze | No CommentsLa testimonianza del dott. Mario Mantovani
Sono Mario Mantovani, un diacono permanente (o meglio per sempre). Sono stato ordinato diacono l’8 dicembre 1999 da Mons. Nicolini, allora vescovo della diocesi cremonese.
La mia vita era già stata segnata da un’altra chiamata vocazionale: quella al matrimonio, un matrimonio fecondo perché arricchito oltre che da una moglie splendida da due figli altrettanto portatori di felicità. Forse riesco, ora, a riconoscere un profondo legame tra la vocazione diaconale e quella famigliare.
A differenza di quanto si potrebbe pensare, il diaconato non è un ostacolo alla vita famigliare e tantomeno un annullamento della sua spiritualità. Il diaconato si innesta nella vita famigliare portandola ad un singolare sviluppo e conferendole una fisionomia nuova ed originale. Potremmo parlare di un nuovo approdo della identità della vita famigliare.
Ne consegue che il primo ambito di esercizio del ministero di un diacono sposato sarà la sua stessa famiglia. Il diacono ricevendo il sacramento dell’ordine la cui pienezza è nel Vescovo, diviene “segno sacramentale di Cristo Servo”. I diaconi permanenti, quindi, ricevono “l’imposizione delle mani dal Vescovo” non per il sacerdozio, ma per il servizio. Infatti, sostenuti dalla grazia sacramentale, nella diaconia della liturgia, della predicazione e della carità servono il popolo di Dio in comunione col Vescovo e con il suo presbiterio (LG,29).
Il primo obiettivo di carità che mi propose Mons. Nicolini fu la “Casa della Speranza”, una casa alloggio per malati terminali di AIDS. Il secondo approdo di servizio diaconale fu la gestione del Consultorio famigliare UCIPEM, quale Presidente dell’associazione relativa. In entrambe le istituzioni svolgo anche il lavoro come psicologo volontario. Infine la mia diaconia si completa, nella parrocchia di Cavatigozzi, con l’animazione di una Messa domenicale e la conduzione del “gruppo famiglia”.
Viene spontaneo pensare cosa significhi vivere fino in fondo un servizio diaconale ecclesiale: credo di essere giunto alla conclusione che il tutto si identifica con un ministero svolto in conformità a Cristo servo.
Il diacono permanente, pertanto, non è colui che ha una serie di “poteri” in più rispetto al cristiano laico o una serie di “poteri” in meno rispetto al prete, ma una persona che si consacra a Dio per rappresentare nella comunità Gesù che serve e infine, se è sposato, che vive la propria vita coniugale come un dono di Dio per la Chiesa: nulla, infatti, viene sottratto al bene individuale se tutto viene offerto per una testimonianza di comunione ecclesiale.
Mario Mantovani
diacono permanente
Così a Cremona il Diaconato permanente
Aprile 11, 2008 at 10:42 am | In Senza Categoria | No CommentsIl significato ecclesiale di una vocazione in crescita
L’ordine del diaconato permanente ripristinato dal Concilio Vaticano II, nel contesto dell’ecclesiologia della Costituzione Lumen Gentium ha visto, nella nostra diocesi, le prime ordinazioni nel maggio 1994 seguite da altre ordinazioni nel 1998, 1999, e 2001. Attualmente altri 4 accoliti attendono l’ordinazione.
Il diaconato permanente è una vocazione in crescita nella Chiesa. Da non vedersi come compensazione alla rarefazione dei sacerdoti, ma come un arricchimento ministeriale per la Chiesa.
E’ però necessario e urgente che i diaconi siano valutati come ministri ordinati e valorizzati nel loro ministero. Per una loro migliore qualificazione attualmente viene richiesta la partecipazione ad un istituto superiore di teologia.
Inoltre, per una loro formazione continua, partecipano - sono invitate anche le spose - ad incontri spirituali e di aggiornamento teologico quindicinali.
Il diaconato ha certamente bisogno di crescere e di meglio qualificarsi nel suo servizio ecclesiale.
Allo stesso modo ha bisogno di essere capito, valorizzato dalle nostre comunità. Attualmente non è sufficientemente conosciuto e riconosciuto e quindi pochissimo proposto.
Lo dimostra il fatto che, in genere, sono gli aspiranti stessi al diaconato a farsi avanti dopo aver maturato individualmente la loro scelta.
Accanto al diaconato permanente, in diverse diocesi, ed anche nella nostra, come il Vescovo ha indicato nel programma pastorale per questo anno, sta emergendo un’altra figura per il servizio pastorale. Si tratta di donne, non sposate, scelte non attraverso un’ordinazione sacramentale, ma mediante una loro consacrazione. Anche questa è una Grazia per la Chiesa che speriamo possa trovare una propria dimensione.
Mons. Mario Barbieri
Delegato Episcopale per il Clero
La Festa della Divina Misericordia
Aprile 11, 2008 at 10:16 am | In Pasqua | No CommentsLa Festa della Divina Misericordia viene celebrata la domenica successiva la Pasqua, altrimenti conosciuta come Domenica in Albis, ed è stata istituita nel 2000 da papa Giovanni Paolo II.
Gesù parlò per la prima volta del desiderio di istituire questa festa a suor Faustina Kowalska a Płock nel 1931, quando le trasmise la sua volontà riguardo alla celebre immagine di “Gesù misericordioso”:
Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia …I sacerdoti parlino alle anime di questa grande e insondabile misericordia divina e in tal modo risveglino nei fedeli la fiducia.
Il messaggio della Divina Misericordia di cui santa Faustina Kowalska è stata portatrice - come ha evidenziato Giovanni Paolo II nell’omelia della domenica della divina misericordia il 22 Aprile 2001- costituisce la risposta adeguata e incisiva che Dio ha voluto offrire alle domande e alle attese degli uomini di questo nostro tempo, segnato da immani tragedie.
A Suor Faustina Gesù ebbe a dire un giorno:
L’umanità non troverà pace finché non si rivolgerà con fiducia alla divina misericordia (Diario, p. 132).
La Divina Misericordia è il dono pasquale che la Chiesa riceve dal Cristo risorto e che offre all’umanità, all’alba del terzo millennio. Dal cuore di Cristo sovrabbondante di tenerezza santa Faustina Kowalska vide sprigionarsi due fasci di luce che illuminavano il mondo. “I due raggi - secondo quanto lo stesso Gesù ebbe a confidarle - rappresentano il sangue e l’acqua” (Diario, p. 132). Il sangue richiama il sacrificio del Golgota e il mistero dell’Eucaristia; l’acqua, secondo la ricca simbologia dell’evangelista Giovanni, fa pensare al battesimo e al dono dello Spirito Santo”.
La festa è un tempo di grazia per tutti gli uomini e ad essa è annessa l’indulgenza plenaria secondo le condizioni indicate dalla Chiesa.
Francesco Villa
Alla riscoperta della nostra Verità
Aprile 11, 2008 at 9:54 am | In Magistero, Omelie, ministeri | No CommentsAlcuni stralci dell’omelia di S.E. Mons. Dante Lafranconi, vescovo di Cremona, in occasione del conferimento dei ministeri del Lettorato e dell’Accolitato presso la chiesa parrocchiale di Castelleone, lo scorso 24 febbraio.
Il cammino quaresimale vuole accostarci, farci entrare nella verità, riconoscendo Gesù per quello che è veramente, e nella verità di noi stessi, riconoscendo quello che siamo, bisognosi dell’amore di Dio. A pensarci bene questo stesso itinerario di verità, a cui ci provoca soprattutto il Vangelo di oggi terza domenica di quaresima, trova in un certo senso una risonanza stupenda nei ministeri che verranno conferiti: il ministero del lettorato e dell’accolitato. Il ministero del lettorato che cosa vuol dire? Vuol dire che viene messa in evidenza la grazia, il significato, il valore della Parola - di cui appunto si diventa ministri come lettori -, della Parola di Dio, dalla quale nasce a principio la nostra conversione.
Nella prima lettura (Es 17,3-7) abbiamo ascoltato questo episodio dell’Esodo, del popolo che camminando nel deserto è assetato, desidera, brama l’acqua e Dio gliela concede miracolosamente. Ma non dobbiamo dimenticare che i profeti diranno tante volte che Dio manderà sulla terra, nel cuore dell’uomo, non la sete dell’acqua, ma la sete della Parola, della Parola di Dio. È bello pensare che il ministero del lettorato dice questa sete della Parola di Dio e fa diventare la Parola di Dio un riferimento di conoscenza per noi, di approfondimento, di interiorizzazione; fa diventare la Parola di Dio un punto di riferimento in base al quale giudicare la nostra vita, le nostre scelte, i nostri stessi pensieri. Insieme al lettorato ci sarà anche il ministero dell’accolitato, conferito ad alcuni altri. E il ministero dell’accolitato a che cosa ci riporta? Ci riporta direttamente all’Eucaristia. Ma che cos’è l’Eucaristia nella vita della Chiesa, nella nostra vita? L’Eucaristia è il culto nella sua piena verità. Eh sì, perché l’Eucaristia rinnova il sacrificio del Signore Gesù crocifisso e risorto. E Gesù ci ha insegnato che il vero modo di onorare Dio è quello della nostra vita, è quello che offre con amore ogni situazione, ogni condizione della nostra vita.
La Lettera agli Ebrei, rimeditando il mistero di Gesù Cristo Salvatore dirà, mettendo sulla bocca di Gesù le parole dell’Antico Testamento: «Tu, o Padre, non hai voluto sacrifici come l’Antico Testamento era solito offrire, ma mi hai dato un corpo e io ti dico: vengo per fare la Tua volontà». E giustamente la Lettera agli Ebrei dice: in questa maniera vengono aboliti gli antichi sacrifici rituali per mettere in evidenza il sacrificio dell’amore, il sacrificio del cuore, il sacrificio della vita personale. Esattamente quello che Cristo ha fatto e quello che Cristo continuamente rinnova nell’Eucaristia. Essere accoliti allora, ritrovare come accoliti il proprio riferimento all’Eucaristia, significa recuperare la verità del culto come culto celebrato con la vita. L’ascolto della Parola di Dio in questa terza domenica di Quaresima e il conferimento di questi due ministeri - ci portano un unico messaggio e un’unica sollecitazione di conversione: ritrovare la verità di Gesù ritrovando la verità di noi stessi; e ritrovata questa verità possiamo anche scoprire la bellezza della Parola lasciandoci convertire da essa e possiamo celebrare il culto autentico offrendo la nostra vita, come intendiamo fare, anche scegliendo di diventare ministri dell’altare.
+Dante Lafranconi Vescovo di Cremona
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