Santa Pasqua 2008

Marzo 21, 2008 at 12:25 pm | In Feste, Pasqua, Riflessioni | No Comments
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Come ogni anno, anche in questo 2008 la celebrazione della risurrezione gloriosa di Gesù nella solenne Veglia pasquale è cardine dell’intero anno liturgico; anche quest’anno celebriamo Cristo che, vinto definitivamente il peccato e la morte, vive per sempre; anche quest’anno la memoria degli eventi della passione-morte-risurrezione di Gesù non si ridurrà a semplice ricordo psicologico, ma, per l’azione dello Spirito Santo, farà sì che la salvezza donata da Gesù possa raggiungere ogni persona e ogni situazione umana. Anche quest’anno invocheremo per la Chiesa e per gli uomini di buona volontà la disponibilità a far sì che la luce del Risorto possa arrivare ad illuminare le pieghe della storia umana e delle vicende personali ancora sottomesse alle tenebre dell’egoismo, quelle dove ancora spadroneggia l’angoscia della sofferenza e della morte, della solitudine, dello smarrimento e della mancanza di senso.

Le letture della Veglia pasquale
disegnano una storia lunga di secoli, l’intreccio paziente tra l’iniziativa divina e la risposta umana: da una parte sta Dio, con il suo impegno costante e fedele a favore della sua creatura; dall’altra l’uomo che, di fronte alla proposta divina, rimane meravigliato, sorpreso e matura la decisione di far tesoro di ciò che Dio ha detto, di far proprio ciò che Egli ha compiuto. E così avviene che, dietro la proposta di Dio, la sua grazia, l’uomo prenda la propria decisione di seguire il Signore Gesù.
L’annuncio che, dalla notte della risurrezione, la Chiesa ripropone e attualizza ogni volta che celebra la Pasqua è che Cristo, risorto dai morti, non muore più, ma vive per sempre. La sua risurrezione, evento unico e inaspettato, decisamente al di là di ogni possibile attesa e aspettativa umana, ci spinge a fare i conti con un fatto nuovo, non programmato: la storia umana, dopo la Pasqua, rimane inalterata, nel suo distendersi di eventi lieti e tristi; in essa, tuttavia, è già piantato il germe dell’eternità: già qui e ora possiamo, accogliendo il Signore, vivere da risorti!
Ciò cambia radicalmente la prospettiva con la quale osserviamo e valutiamo la storia e l’esistenza personale. Con la risurrezione di Gesù la storia non può considerarsi infatti l’unico momento dell’esistenza umana; essa avanza, cresce, si profila dentro un orizzonte più vasto e che le dà senso: l’eternità. Abbiamo sufficientemente davanti agli occhi questo sguardo lungimirante, questa ottica diversa nel vivere la vita quotidiana, tenendo conto che Cristo è risorto e che noi battezzati, quindi partecipi della sua risurrezione, abbiamo già dentro di noi il germe, la radice che esploderà nella pienezza della vita eterna? Sappiamo leggere gli avvenimenti del tempo, i passaggi della vita personale, le vicende famigliari, le realtà così tumultuose del mondo, della storia contemporanea in questa prospettiva?
Perché è l’unica prospettiva che ci permette di raggiungere la verità.

don Andrea Bastoni

Il discorso del Papa al Seminario Romano

Marzo 3, 2008 at 9:40 pm | In Magistero | No Comments
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Pubblichiamo, qui di seguito, alcuni passaggi del discorso pronunciato dal Papa Benedetto XVI al Seminario Romano Maggiore l’1 febbraio u.s. Contengono diverse ed importanti riflessioni rivolte, naturalmente ai seminaristi e alle loro famiglie
.…Cari seminaristi, proprio perché il dono di essere figli adottivi di Dio ha illuminato la vostra vita, avete sentito il desiderio di renderne partecipi anche gli altri. Siete qui per questo, per dare sviluppo alla vostra vocazione filiale e per prepararvi alla futura missione di apostoli di Cristo. Si tratta di un’unica crescita, che, permettendovi di assaporare la gioia della vita con Dio Padre, vi fa tanto maggiormente sentire l’urgenza di diventare messaggeri del Vangelo del suo Figlio Gesù. È lo Spirito Santo che vi rende attenti a questa realtà profonda e ve la fa amare. Tutto questo non può non suscitare una grande fiducia, perché il dono ricevuto è sorprendente, riempie di stupore e colma di intima gioia.
Cari genitori, probabilmente voi siete i più sorpresi di tutti per quanto è accaduto e sta accadendo nei vostri figli. Avevate forse immaginato per loro una missione diversa da quella per la quale si stanno ora preparando. Chissà quante volte vi trovate a riflettere su di loro: ripensate a quando erano bambini e poi ragazzi; alle volte in cui hanno mostrato i primi segni della vocazione; oppure, in qualche caso, al contrario, agli anni in cui la vita di vostro figlio appariva lontana dalla Chiesa. Che cosa è accaduto? Quali incontri hanno influito sulle loro scelte? Quali luci interiori ne hanno orientato il cammino? Come hanno potuto abbandonare prospettive di vita anche promettenti, per scegliere di entrare in Seminario? Guardiamo a Maria! Il Vangelo ci fa comprendere che anche Lei si è trovata a farsi tante domande sul suo Figlio Gesù e a meditare a lungo su di Lui (cfr Lc 2,19.51).
È inevitabile che la vocazione dei figli in qualche modo diventi vocazione anche dei genitori. Cercando di capirli e seguendoli nel loro percorso, anche voi, cari papà e care mamme, molto spesso vi siete trovati coinvolti in un cammino nel quale la vostra fede è andata rafforzandosi e rinnovandosi. Vi siete trovati partecipi dell’avventura meravigliosa dei vostri figli. Infatti, anche se può sembrare che la vita del sacerdote non attiri l’interesse della maggioranza della gente, in realtà si tratta dell’avventura più interessante e più necessaria per il mondo, l’avventura di mostrare e rendere presente la pienezza di vita a cui tutti aspirano. È un’avventura molto esigente; e non potrebbe essere diversamente, perché il sacerdote è chiamato ad imitare Gesù, “che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20,28)….
Cari seminaristi, percorrete il cammino del Seminario con l’animo aperto alla verità, alla trasparenza, al dialogo con chi vi guida e questo vi permetterà di rispondere in modo semplice e umile a Colui che vi chiama, liberandovi dal rischio di realizzare un vostro progetto personale. Voi, cari genitori ed amici, accompagnate i seminaristi con la preghiera e con il vostro costante supporto materiale e spirituale.
(Scarica l’intera omelia:bxvi_omelia_seminario_romano.pdf)

Rinnovare la prassi dell’iniziazione cristiana

Marzo 3, 2008 at 9:23 pm | In Incontri | No Comments
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Da cinque anni a questa parte la nostra diocesi insieme ad altre della Chiesa italiana è impegnata nel rinnovamento della prassi dell’iniziazione cristiana. Essa coinvolge le famiglie che chiedono per i loro figli il sacramento del Battesimo e gli altri sacramenti dell’iniziazione: Eucaristia e Cresima.
Se in principio, nella nostra diocesi, questo rinnovamento era facoltativo, da tre anni a questa parte il Vescovo lo ha reso normativo per tutte le parrocchie e durante l’incontro con i preti cremonesi, svoltosi lo scorso novembre, ha ribadito questa scelta.
Per questo motivo la comunità del Seminario ha organizzato una serie di incontri con don Antonio Facchinetti, responsabile dell’ufficio diocesano di evangelizzazione e catechesi, ed alcuni operatori pastorali per capire meglio di che cosa si tratta e per l’acquisizione di tale metodo.
Nel primo incontro ci si è interrogati sulla nuova prassi catechistica pre-battesimale, mentre nei successivi, che si stanno svolgendo nei giovedì di questo mese, si sta affrontando il rinnovamento dell’iniziazione cristiana per la fase successiva, preparatoria ai sacramenti dell’Eucarestia e della Cresima.
Nel primo incontro, don Antonio ci ha spiegato che la Chiesa attraverso questa nuova prassi relativa all’iniziazione cristiana, intende far risuonare il Vangelo nell’odierno contesto socio-culturale puntando sulla famiglia nella volontà di riplasmare la comunità cristiana attraverso la collaborazione di laici disposti a mettersi in gioco.
Per entrare nello specifico, nell’ottica del sacerdozio, sono state simulate attraverso degli sketches alcune situazioni di fronte alle quali un prete può venirsi a trovare sia nella richiesta del battesimo e sia per quanto riguarda i diversi modelli preparatori dei genitori al Battesimo del bambino e la sua celebrazione.
Nel secondo incontro abbiamo ricevuto la testimonianza di alcuni catechisti pre-battesimali; suor Ambrogina delle suore di Maria Bambina e due coppie di coniugi delle parrocchie di Bozzolo e di Piadena i quali ci hanno portato la loro esperienza.
Nella loro testimonianza è emerso sia l’entusiasmo per questo loro ministero, sia le fatica di riuscire a trasmettere, a genitori non sempre interessati, che cosa è e rappresenta il Battesimo, la dignità e la bellezza della vita coniugale nel matrimonio cristiano e la responsabilità dell’educazione cristiana dei figli soprattutto dando loro l’esempio.
Nonostante la novità di questa preparazione è stata accolta benevolmente dalle famiglie, risulta difficile spingerle ad ampliare le loro relazioni nella comunità e coinvolgerle nei vari ambiti della vita parrocchiale.
I prossimi incontri vedranno maggiormente coinvolti i seminaristi nell’approcciocon il mondo adulto, di fronte al quale occorre compiere un percorso di rinnovata attenzione.
Andrea Paroli

Il nostro carisma nel mondo contemporaneo

Marzo 3, 2008 at 9:12 pm | In Vita contemplativa | No Comments

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Il carisma della Visitazione è: vivere il vangelo secondo lo spirito dei fondatori San Francesco di Sales e Santa Giovanna Francesca Frémyot de Chantal le cui caratteristiche si possono sintetizzare essenzialmente in tre punti:

  • uno spirito che cerca Dio solo e tende continuamente all’unione con Lui, indipendente da tutto, fuorché dal beneplacito divino;
  • uno spirito di profonda umiltà verso Dio e di grande dolcezza verso il prossimo
  • uno spirito che non mettendo l’accento sulle austerità esteriori, impegna le sorelle a supplirvi con la rinuncia interiore, con una grande semplicità e gioia nella vita comune.

La visitandina tende alla perfezione del divino amore con questa modalità particolare: ardentemente ma con pace, diligentemente ma con abbandono fiducioso, cioè appoggiandosi più sulla bontà di Dio e sulla sua Provvidenza che su se stessa e sulle sue opere.
Vita d’amore quella che la visitandina è chiamata a vivere, vita quindi essenzialmente felice, poichè l’amore rende felici: le sorelle cercano di trasfigurare in gioia sempre più piena la realtà quotidiana.
E insieme vita esigente, poiché l’amore è geloso; si attua, difatti, attraverso quello che è stato definito un “eroismo sorridente”, attento alle più piccole sfumature della perfezione, nella consapevolezza che non c’è niente di indifferente per chi ama.
In tal modo la visitandina può effettivamente realizzare il mistero della Visitazione: possedere Gesù, come Maria nel suo grembo, ed offrirlo al mondo con una “segreta fecondità apostolica”.
Dio sia benedetto.

Le Monache Visitandine 

Di Soresina (Cr)

Contemplative per la missione

Marzo 3, 2008 at 9:01 pm | In Vita contemplativa | 7 Comments

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Ci presentiamo: il nome con cui solitamente siamo chiamate è “Suore di clausura di San Sigismondo” o anche “Monache Domenicane”. Il nome tecnico è “Monache dell’Ordine dei Predicatori”. Dal nome si comprende chi siamo e quale è la nostra vocazione e missione nella Chiesa.
Il riferimento a San Sigismondo è facilmente spiegato: la chiesa e il monastero di San Sigismondo in Cremona, dall’8 dicembre scorso, sono la nostra residenza, il luogo dove viviamo e preghiamo.
Il vocabolo “monache” deriva da “monos”, cioè “uno” e i monaci/le monache sono persone che cercano l’unità interiore vivendo unicamente con Dio, per Dio, di Dio. La clausura serve proprio a questo: a raccogliere e unificare la vita nella ricerca e nell’amore di Dio solo. Anche noi Monache Domenicane, come tutti i monaci e le monache, siamo totalmente dedite a Dio; l’impegno prioritario di ogni nostra giornata è amarLo, lodarLo, servirLo, cercare ciò che è a Lui gradito. Viviamo poi in comunità ed anche la comunità è “monastica” cioè protesa all’unità della carità. Il nostro desiderio è essere un cuor solo e un’anima sola, uniti in Dio, avere tutto in comune ed amarci a vicenda di vera carità.
Un po’ più difficile è capire cosa vuol dire “Domenicane” o “dell’Ordine dei Predicatori”. Ci chiamiamo Domenicane perché siamo membri di un ordine religioso fondato da San Domenico, un santo del Medioevo contemporaneo a San Francesco d’Assisi. Il nostro ordine - appunto fu approvato 8 secoli fa da Papa Onorio III col nome di “Ordine dei Predicatori”. I Domenicani, cioè i Frati Predicatori, attuano la loro vocazione annunciando il Vangelo in tutto il mondo. Noi Monache Domenicane, invece, stando in clausura, predichiamo non con le parole, ma con la nostra stessa vita. La nostra esistenza consacrata al Signore testimonia silenziosamente l’esistenza di Dio e il suo amore per noi, anche senza discorsi.
C’è inoltre un aspetto importante che i cristiani di tutti i tempi hanno sempre creduto, che San Domenico ha sottolineato e che il Concilio Vaticano II ha chiaramente ribadito. Nel documento del Concilio sulle missioni, per esempio, si legge:

La Chiesa è profondamente cosciente e senza esitazione proclama che vi è un’intima connessione tra la preghiera e la diffusione del Regno di Dio, tra la preghiera e la conversione dei cuori, tra la preghiera e la fruttuosa recezione del messaggio salvifico ed elevante del Vangelo.

Noi Monache Domenicane siamo state pensate e volute da San Domenico proprio per questo: per pregare per i predicatori, i sacerdoti, i catechisti, per tutte le persone che nei più svariati modi annunciano la verità del Vangelo. Egli era consapevole che per illuminare le menti e per convincere i cuori non basta parlare bene, essere eloquenti, fare dei discorsi interessanti e convincenti. Perché il seme del Vangelo fruttifichi è necessario che cada su un terreno buono, preparato, “zappato e concimato” dalla preghiera. Ed è proprio la preghiera “perché la Parola di Dio cresca e si diffonda” la nostra specifica chiamata.
Lo ha capito bene anche il nostro Vescovo Dante. Quando ci ha accolte in Diocesi, lo scorso 8 dicembre, nell’omelia che ha pronunciato in Cattedrale, ci ha detto:

Vorremmo affidarvi fin d’ora una intenzione che ci sta particolarmente a cuore. È la missione giovani, che si svolgerà nella sua fase conclusiva qui in città dal 27 aprile all’11 maggio. Noi siamo convinti che l’efficacia di questa missione, l’efficacia spirituale che tocchi il cuore di tanti giovani, dipenderà da voi. Certo dalla preghiera di noi tutti, certo dalla capacità di proporsi dei giovani missionari, certo dalla disponibilità di ascolto anche di quanti saranno incontrati, ma noi siamo certi che nessuna delle nostre parole potrà arrivare al cuore di qualcuno se in quel cuore prima non ha fatto freccia la vostra preghiera.

Stando in clausura e dedicando le nostre giornate alla preghiera, alla lode di Dio, all’adorazione eucaristica e all’amore fraterno, accompagniamo gli annunciatori del Vangelo, sosteniamo la loro fatica, rendiamo fecondo il loro apostolato, diveniamo loro collaboratrici. Siamo cioè - come ci voleva San Domenico - “associate alla Santa Predicazione”. Parlando a Dio nella preghiera degli uomini del nostro tempo rendiamo capaci i predicatori di parlare di Dio agli uomini. Perseverando unanimi in orazione e invocando concordi lo Spirito Santo prepariamo il terreno ad accogliere il seme della Parola di Dio, fiduciose che i cuori si apriranno docili ad ascoltare e portare frutti abbondanti.
In questa nostra responsabilità sappiamo di non essere sole. Il nostro Monastero visibile di San Sigismondo, come anche quello di Soresina, vorrebbe anche rendere coscienti molti dell’esistenza nascosta ma preziosa di un altro monastero invisibile, abitato da tante persone anziane, sole, sofferenti. Sappiamo che tanti ammalati pregano con noi per la missione giovani, per la “nuova Evangelizzazione”, per le vocazioni, per il Seminario. A loro, approfittando anche dello spazio offertoci vorremmo far giungere il nostro sincero GRAZIE, assicurarli della nostra comunione orante e incoraggiarli ad essere “forti nella fede”.

Le Monache Domenicane

Del Monastero San Giuseppe

Il monastero contemplativo dono per tutta la Chiesa

Marzo 3, 2008 at 8:43 pm | In Vita contemplativa | No Comments
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Quest’anno, per la prima volta, ho celebrato il 2 febbraio (giornata dedicata alla vita consacrata), con la comunità delle monache Domenicane in San Sigismondo. Durante l’omelia ho commentato brevemente il passo del Vangelo di Luca con il racconto della presentazione di Gesù al tempio, ed ho letto questo testo in rapporto a quelli con l’episodio del battesimo al Giordano. In entrambi i casi Gesù compie un gesto di cui lui non ha bisogno, e che non è quindi “per lui” ma “per noi”, e questo gesto è di “consacrazione” al Padre. Nel segno del Battesimo leggiamo il dono offerto a tutti i credenti della partecipazione, cioè, alla vita di Dio, la chiamata rivolta a tutti ad essere in Cristo suoi figli. Nel segno del tempio, invece, possiamo leggere un dono particolare, che indica un’ulteriore consacrazione, più esigente e più radicale, che possa porsi anche come annuncio e testimonianza dell’appartenenza dell’uomo a Dio e della sua totale “dipendenza” da lui.
In questo senso, credo si possa intendere un’esperienza singolare quale è quella della vita contemplativa nella sua dimensione claustrale: un’esperienza di tipo “sponsale”, che si pone, nella Chiesa e nel mondo, come segno di totale appartenenza e di totale e radicale fedeltà all’amore di Dio. Un segno che rischiara la comune identità di “discepoli” del Signore, durante la nostra vita terrena, ma che anticipa anche, in qualche modo, quella condizione di pienezza e di contemplazione che sarà possibile solo dopo la morte, quando il Padre ci chiamerà nella sua “casa”.
Tutto ciò viene espresso con parole molto belle in un passaggio del documento Verbi sponsa, (l’Istruzione sulla vita contemplativa e la clausura delle monache della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica), la dove si dice:
Il monastero è il luogo che Dio custodisce; è la dimora della sua singolare presenza, a immagine della tenda dell’Alleanza, nella quale si realizza il quotidiano incontro con lui, dove il Dio tre volte Santo occupa tutto lo spazio e viene riconosciuto e onorato come l’unico Signore.
E continua:
Un monastero contemplativo costituisce un dono anche per la Chiesa locale cui appartiene. Rappresentandone il volto orante, rende più piena e più significativa la sua presenza di Chiesa. Una comunità monastica può essere paragonata a Mosè che nella preghiera decide le sorti delle battaglie di Israele e alla sentinella che vigila nella notte in attesa dell’alba.
E, ancora, un invito rivolto a tutti:
E’ importante che i fedeli imparino a riconoscere il carisma e il ruolo specifico dei contemplativi, la loro presenza discreta ma vitale, la loro testimonianza silenziosa che costituisce un richiamo alla preghiera e alla verità dell’esistenza di Dio.
don Andrea Foglia
Cappellano del Monastero Domenicano
di San Giuseppe

Stare in disparte con Gesù

Marzo 3, 2008 at 8:29 pm | In Vita di comunità | No Comments

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Al rientro dalla missione degli apostoli nei villaggi, Gesù disse loro:

Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’ (Mc 6,31).

Il Signore ben conoscendo le fatiche, gli sforzi, il desiderio di comunicare e d’ascoltare dei suoi apostoli li invita a sostare un po’ per riposare, senza occupazioni e preoccupazioni, stando semplicemente con Lui.
Questa la motivazione che ben sintetizza il corso di esercizi spirituali che abbiamo vissuto nel nostro seminario dal 28 gennaio al 2 febbraio. Con l’accompagnamento di don Lorenzo Sibona, padre spirituale del Seminario di Torino, abbiamo provato una forte esperienza di preghiera, silenzio e meditazione della Parola di Dio. La giornata era scandita da alcuni appuntamenti tra cui la Liturgia delle ore, le riflessioni di don Lorenzo, la preghiera personale, la Santa Messa quotidiana e l’adorazione di Gesù Eucarestia.
I partecipanti agli esercizi, ci disse don Lorenzo il primo giorno, sono innanzitutto il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo che cercano nel cuore dei seminaristi accoglienza e disponibilità ad affidarsi; poi ci sono appunto i seminaristi, il predicatore che propone alcune suggestioni sulla Parola di Dio ed infine, ma non da meno, è presente la Chiesa stessa. Infatti, proprio perché siamo tutti riuniti intorno al Signore, che ci ha chiamati “in disparte”, facciamo esperienza della Chiesa.
Nelle intense giornate di preghiera siamo stati accompagnati dal Vangelo di Giovanni ed in particolare siamo stati invitati a leggere e meditare su quei brani nei quali Gesù parla di sé, descrivendosi in questi modi:

Io sono il pane della vita (6,35), Io sono la luce del mondo (8,12), Io sono la porta (10,7), Io sono il buon pastore (10,11), Io sono la risurrezione e la vita (11,25), Io sono la via, la verità e la vita (14,6), Io sono la vera vite (15,1).

E’ stata una vera occasione di verifica per il cammino di fede di ciascuno di noi. Alla luce della Parola, mettendoci sinceramente a cuore aperto di fronte al Signore che si dona a noi, lo abbiamo incontrato, direi toccato. Nella fatica del silenzio c’è stata l’occasione di imparare l’umiltà del non metterci al primo posto con le nostre parole e della necessità di lasciare a Dio il primato nella nostra vita. Nel cammino verso il sacerdozio indispensabile è lasciare che Dio si manifesti sempre più in noi e che realmente diventi l’Amato. Solo così saremo pastori secondo il cuore di Dio, a somiglianza del Buon Pastore, Gesù.

Lorenzo Margini

Quaresima esperienza di deserto

Marzo 3, 2008 at 8:12 pm | In Quaresima | No Comments
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Nel segno della cenere posta sul capo, ogni credente inizia il particolare periodo della Quaresima, che si rifà fondamentalmente all’esperienza biblica del deserto. Due, pertanto, le finalità essenziali di questo “esercizio” dello spirito, a cui la Chiesa ogni anno si sottopone.
Anzitutto la verifica del suo agire. È un coraggio che non sempre si possiede, perché ci si crede perfetti. Mettersi in discussione è fondamentale, per non perdere di vista la meta, cioè il rinnovamento di sé nella liberazione dal peccato. Anche a livello comunitario si dovrebbe avere la forza di questo confronto, spesso annacquato da preoccupazioni apologetiche, per ostentare a tutti che non ci si sbaglia mai.
Il significato della Pasqua viene garantito in pienezza soltanto alla luce della conversione, che il periodo quaresimale offre come opportunità da non sprecare.
Inoltre è necessario lasciarsi guidare dallo Spirito, cioè dalla luce della Parola, per non perdere la propria identità battesimale, ma rafforzarla nelle sue prospettive di appartenenza a Cristo e alla Chiesa. Questa è la garanzia più sicura contro la tentazione di un’affermazione di sé, a cui si rinuncia proprio in vista dell’adesione al Signore mediante il “credo” battesimale.
La suggestione diabolica, invece, plasticamente espressa dal brano evangelico della prima domenica, si qualifica da sé come fuorviante e si traduce in tante forme attuali di pensare e di agire in maniera totalmente differente dall’ideale evangelico: pane/possesso delle cose, potere, spettacolarità a tutti i costi.
La purezza dell’intenzione risulta, quindi, fondamentale per testimoniare Cristo al mondo, nella storicità della Chiesa. È questa la chiamata di ogni credente, avvalorata dalla volontà dell’impegno perché ognuno senta come “propria” la Chiesa.
La vita si allontana così dalla frantumazione attuale, constatabile a molti livelli, per ricompattarsi nella sua unità, che è la conformazione a Cristo, sollecitata dallo Spirito e garantita quale vittoria tipicamente pasquale:

“I fatti della vita presente -scrive s. Leone Magno- non devono più causarci ansietà, né riempirci l’animo di orgoglio, perché si eviti il pericolo di non tendere con tutto il cuore alla conformazione al nostro Redentore, mediante l’imitazione dei suoi esempi” (Trattato 66,4).

don Gianni Cavagnoli

Le novità dei ministeri del lettorato e accolitato

Marzo 3, 2008 at 7:52 pm | In ministeri | No Comments
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Nel cammino che porta i seminaristi al sacerdozio ci sono diversi passaggi, come un itinerario a tappe. Qui ci limitiamo ad alludere a due “ministeri”, cioè a due “compiti”, a due “servizi” che vengono affidati dal Vescovo stesso ai seminaristi (o a coloro che sono nel cammino del diaconato permanente). Si tratta del lettorato e dell’accolitato.

Due nomi difficili, sui quali talvolta anche la stampa locale ha equivocato, che dicono per il lettore il compito di leggere la Parola di Dio (non il Vangelo) nelle assemblee liturgiche; e per l’accolito il compito di aiutare il diacono e il sacerdote come ministro curando le celebrazioni liturgiche.

Detto in questo modo può sembrare banale: senza bisogno di essere incaricati dal Vescovo quanti ragazzi e giovani leggono in Chiesa e servono all’altare…

E invece almeno due sono le novità che comportano questi passaggi.

Anzitutto si tratta di un incarico ufficiale: di un ministero che il Vescovo affida pubblicamente nella Chiesa. Dunque di una responsabilità consegnata e accolta. Non è un servizio appeso all’emozione momentanea e neppure alle semplici abilità personali. Si tratta piuttosto di un compito ecclesiale per il quale maturare le giuste dimensioni interiori.

Ed è questa la seconda novità: la spiritualità che tali ministeri comportano. Paolo VI si esprimeva con queste parole:

“Il Lettore, sentendo la responsabilità dell’ufficio ricevuto, si adoperi in ogni modo e si valga dei mezzi opportuni per acquistare ogni giorno più pienamente il soave e vivo amore (Cf SC 24; DV 25) e la conoscenza della Sacra Scrittura, onde divenire un più perfetto discepolo del Signore”. “L’Accolito, destinato in modo speciale al servizio dell’altare, apprenda tutte quelle nozioni che riguardano il culto pubblico divino e si sforzi di comprenderne l’intimo e spirituale significato: in tal modo potrà offrirsi, ogni giorno, completamente a Dio ed essere, nel tempio, di esempio a tutti per il suo comportamento serio e rispettoso, e avere inoltre un sincero amore per il corpo mistico di Cristo, o popolo di Dio, e specialmente per i deboli e i malati”.

Ai nostri nuovi Lettori auguriamo di essere terreno buono in cui la Parola di Dio seminata abbondantemente porti molto frutto; e agli Accoliti auguriamo di saper vivere concretamente il “mistero della fede” che serviranno all’altare. Che la Parola del Signore e l’Eucaristia diventino la forma e la novità della loro vita.

don Enrico Trevisi

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